Lino Di Gianni


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Biografia

Michele Fanelli

Michele Fanelliracconti
martedì, 26 maggio 2009
Michele Fanelli, maratoneta
Esistono persone che non amano parlare troppo,
né essere oggetto di conversazione.
Essi sono forse abitati da una sola, ossessiva idea,
anche se spesso sembrano essere inconsapevoli di ciò.

Gli effetti dei tentativi di realizzarla spesso si perdono,
e fanno dimenticare a tutti il prezzo di sofferenza pagato.

1) Il maratoneta.

Il vento s’era calmato, in quel momento, sulla strada di Stornarella.
L’agro calore del Tavoliere della Puglia si faceva sentire anche a mattino nascente.
Michele aveva appena fatto i suoi 15 km di corsa all’alba.
Le cicale sembravano intimidite dallo sguardo e dal fiato tenuto sotto controllo.
“Quest’uomo, ha il cuore di un cavallo” aveva detto il dottore di Roma.
Più correva e più il cuore rallentava.
Sembrava saperlo, il cuore di Michele: solo se corri con negli occhi un’ idea
la vita non si riduce a spazzatura di piccole cose, buttate via per ignoranza.

Si, adesso alla fontana, coi piedi immersi per spegnere il bruciore.
Michele Fanelli, pativa solo il tempo umido, la palude che ti taglia le gambe.
E i miasmi del traffico. A Roma, quella volta, coi polmoni brucianti.
Per lui abituato a correre attorno ai campi del grano asseccato, a guardare veloce
il carico degli ulivi e i meloni di pane giallo verdi,
Solo a Torino, ecco, aveva trovato quell’aria tesa da montagna che lui non conosceva, ma gli piaceva. Un’aria onesta e rispettosa e le sue gambe l’avevano onorata.
Primo alla maratona di Torino. Un tempo poco superiore alle 2 ore.
Era stato orgoglioso di rifiutare la M che veniva data ai campioni,da Sua Eccellenza in persona.

Perché lui, era considerato una testa calda. Solo perché non aveva portato la sua testa all’ammasso, come gli altri, convertiti al fascio per convenienza.
In paese sapevano che Michele Fanelli era stato portato in carcere per 6 giorni, riempito di botte e di olio di ricino.
Adesso che però c’erano le Olimpiadi a Los Angeles, nel ’32, si doveva portare avanti il sogno
di Dorando Pietri,e prima ancora la maratona di Sparta, 42 km e 190, tutta una corsa.
Solo le scarpette di Nicola il calzolaio, fatte a mano, per lui, potevano farlo vincere.

© lino di gianni


* Michele Fanelli, mio nonno materno, l'ho conosciuto che aveva i capelli bianchi , gli occhi spiritati e neri,
e mi chiedeva sempre le tabelline a memoria.
Già anziano, andava ancora a lavorare in fabbrica a piedi
facendosi 15 km all'andata e 15 al ritorno. A piedi, naturalmente.





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