Lino Di Gianni


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Circo Otamo

Racconti



Truck arrotolava i tendoni del circo, per preparare un altro spettacolo. Un circo speciale, quello, del Circo Otamo.
L’altro componente era la donna Chouette, che aveva molti ruoli nel Circo, sia per povertà di mezzi, sia per creatività di spirito. Lei faceva l’imbonitore, il bigliettaio, il pagliaccio triste e soprattutto il Riporter.
Cos’è il Riporter? domandava la gente durante il suo numero più famoso. E lei sempre rispondeva: ” Qualunque cosa vi scappi, io ve lo riporto. Fosse anche la Felicità!” E tutti ridevano, un po’ sperando che fosse vero.

Truck era innamorato da sempre di Chouette, ma non osava dirglielo per paura che il Circo crollasse dopo un eventuale rifiuto.
La donna si divertiva un mondo quando lui non capiva le battute di spirito o poteva spruzzargli l’acqua col fiore gigante di gommapiuma.
“ Truck- diceva durante lo spettacolo- guarda come sono brava ad andare in bicicletta sulla corda tesa”. E l’uomo sudava, perché anche se lei era brava, il numero era fatto a venti metri d’altezza, senza protezione.
“ Truck- diceva durante lo spettacolo- senti che buon odore di montagna ha codesto fiore che caracolla per te?
Caracolla per me? chiedeva Truck e aspirava dal fiore e uno spruzzo gigante di acqua e risate lo sommergeva.

Un giorno, un triste duro nefasto giorno, dal Circo Otamo sparì l’animale più prezioso: L’Elefante!
“ Un circo senza elefante non può esistere” piagnucolava Truck.

“ E che cosa ci sto a fare, io? Il più famoso Riporter di Giaburghen e dintorni? Lo riporto io, l’elefante, tranquillo”.
Già, pensò, Truck, prima bisogna trovarlo, però. Ma un elefante mica sparisce così nel nulla, qualcuno l’avrà visto.
Non aveva ancora formulato il pensiero che notò un plico sporgere vistoso dal finestrino della loro roulotte.
Qualcuno aveva incastrato questa lettera color busta di pane.
Truck aprì, lesse col cuore in gola:

“ Abbiamo rapito vostro elefante. Stop.
Se volete riaverlo, dovete pagare. Stop.
Rispondete e seguiranno istruzioni.
Se Chiamate Polizei, elephante Kaputt”

Proprio in quel momento un ragazzo magro, alto e dinoccolato, col naso rosso da clown, si presentò sparando un biglietto dalla sua pistola da pagliaccio allegro.
Il biglietto diceva, “ Salve!” e la sua bocca sorridente come luna piena diceva “ Sapevo che mi cercavate, eccomi qua. Sono il pagliaccio allegro che sostiene il pagliaccio tristo”. E fece un magnifico inchino scoprendo una sciarpa di velo azzurrino con mille stelle luccicanti.

“ Per centomila cognac invecchiati, e chi cavolo è questo?” disse Truck, col fiatone per l’apparizione inaspettata.
La sparizione dell’elefante, il riscatto e adesso questa novità.

“ Scusate, disse la ragazza, mi dimentico sempre che la gente pensa sempre alle proprie cose e non si aspetta novità.
Sono il pagliaccio Ilario, vengo da Porto Alegre, e mi piacerebbe lavorare con voi. Mi hanno detto che siete bravi e generosi, ma forse si sbagliavano?”. Truck guardò Chouette. Chouette guardò il pagliaccio allegro, e sorrise.
Si! Era fatta, se Chouette rideva, poteva rimanere.
“ Per me son stati i massoni, a rapire l’elefante!” disse Ilario.
“ Loro c’entrano sempre, e non si sbaglia mai”.

Chouette, che non per niente era il miglior Riporter dei dintorni di Giaburghen cominciò a pensare. Mm. Pensare alle tracce di un elefante. Alla puzza, al suo cibo, alla sua mole (e al suo amore per i popcorn) (vuoi vedere che non l’hanno, veramente, rapito?)

Chouette, pensava a dove potesse essere nascosto un elefante. Mica si può tenerlo in un posto qualsiasi: magari un posto lontano dalla gente, ma vicino da non farlo stancare troppo, allettandolo coi popcorn di cui era ghiotto.
Mentre Chouette pensava e ripensava, Truck, disperato per la perdita e la minacciata estorsione ai danni del Circo Otamo, si vedeva precipitato in un mondo di dolore.
Lontano dalla sua amata, seppur segretamente, compagna di avventure: il pagliaccio triste Chouette, l’imbonitore, l’equilibrista da brivido.
Due occhi da inchiodarlo al muro come una farfalla con lo spillone, due tette come foche nei numeri da circo, un culo come bocce dei pesci rossi.
Troppo, troppo bella per Truck, e adesso finirà tutto.

Adesso che era arrivato anche un pagliaccio allegro e finalmente il numero dei clown poteva essere completo.
Rapire Elviro, l’elefante del Circo, era stata una crudeltà.
Loro, non facevano esibire gli animali nel Circo.
Elviro, sfilava, insieme al numero dei pagliacci, come un amico divertente che mangiava popcorn.
Per questo, era importante per il Circo.
Era rassicurante, era il simbolo di questa impresa basata sull’artigianato, sull’amore segreto, sull’equilibrio di Chouette in bicicletta. Era bellissimo vederla muoversi tra le stelle del tendone, che lei aveva voluto, sotto la grande Luna argentea.
Chouette era dolce quando si esibiva, e tremenda quando si arrabbiava.
Avevano dovuto fermarla gli amici del Circo quando era entrata per sbaglio in un bar dove aveva visto movimento di spaccio di droga verso i ragazzini.
“ Fuori da queste schifezze, maledetti untori di morte.
Se non uscite subito do fuoco al locale e chiamo Elviro a finire il lavoro sotto i suoi piedi da 100 kili!”.
Per fortuna c’era sempre la sua amica Tortuga, ragazza paziente e dotata di buon senso pratico, che con un abbraccio la portava fuori e le faceva sbollire i fumi dell’ira.
“ Chouette- diceva Tortuga- non puoi riaggiustare il mondo da sola. Adesso, andiamo a farci una birretta, vedrai che ti passa”.
Chouette la guardava, senza riconoscerla subito. Poi vedeva la faccia di Truck, il suo amore che lei conosceva senza dirlo, e si calmava. Il problema era che Tortuga si addormentava spesso, ovunque fosse possibile.

Intanto, in un capannone vicino al Circo Otamo, due ragazzotti trafficavano coi cellulari. L’aria era ammorbata da una puzza d’animale insopportabile. Per terra quattro secchi d’acqua ormai vuoti.
“ Basta, qui non si resiste, senz’acqua questo bestione non si tiene, dobbiamo farlo ritrovare”.
“ Proprio adesso che ci ha mangiato cinquanta buste di popcorn e quasi ci stavano pagando i 3ooo euro di riscatto! Disse lo smilzo ragazzo con una brutta cicatrice sul collo.
“ Va bè, simuliamo un incendio, chiamiamo i pompieri e scappiamo.
Questo elefante ha un odore insopportabile, lo dicevo io che era una pazzia. Potevamo rapire il pagliaccio del circo, mangiava meglio e non puzzava cosi”.

In quel mentre si sentì l’elefante cacciare un terribile barrito e contemporaneamente dai vetri entrò un sasso che quasi colpì alla testa il ragazzo grasso.
Il tempo di scappare e, per quanto si potesse dire abbracciare, Chouette, entrava nel magazzino insieme a Tortuga, a Truck e al pagliaccio di Porto Alegre, che con un megafono strisce bianche e rosse continuava a gridare:
“Qui è l’esercito di Liberazione del Circo.
Arrendetevi, siete circondati!”
In cielo una civetta annunciava l’arrivo dell’alba. Nel palazzo vicino si stavano alzando gli operai per la nuova giornata di lotta che si annunciava.
Nel cuore di Truck i tamburi battevano d’amore per la famosa Riporter che ancora una volta aveva salvato la gente del Circo.
E per la prima volta Tortuga vide negli occhi di Chouette, il pagliaccio triste, uno sguardo diverso, uno sguardo di piccola felicità. Truck, ogni mattina, controllava le scatole lasciate a cielo aperto. Se si riempivano di un po’ d’acqua, la raccoglieva, per gli animali del circo. Poiché il loro Circo, quello pensato da Truck e Chouette, non prevedeva l’uso di animali da far esibire, ammaestrati come fossero scemi, loro usavano dire che con loro gli animali c’erano, perché li accompagnavano nella vita. Perché li amavano. Ogni tanto, nei numeri più improbabili del pagliaccio triste, l’elefante Elviro, lento pingue e solenne attraversava il piccolo circo, provocando risate. Le due foche, nella vasca da bagno a rotelle erano portate in scena, perché le ammirassero, dal pagliaccio allegro. Ma erano due animazioni, simulate e con la voce di Ilario, il pagliaccio allegro.

Chouette nel circo smontava e rimontava rubinetti, lampadine, infissi traballanti. Era il terrore di Truck, che quando la vedeva all’opera con trapani e cacciaviti si ricordava improvvisamente che doveva lavare urgentemente l’elefante. Quando capitava, Chouette si rivolgeva al suo amico Truck con molti particolari tecnici, che lo sfinivano.
“ Truck, mi sai dire perché non cambiamo le lampadine del circo con quelle a risparmio di energia? Vuoi che lo faccia io?Eh, dai dì sì, per favore, che mi piace occuparmi di queste cose!”.
Truck faceva si con la testa, cercando una scusa per allontanarsi.
“ E la luce, la vuoi più calda, giallina, o bianca, più fredda?”
Ecco, pensava Truck, adesso inizierà chiedere i particolari degli attacchi delle lampadine, e io morirò” si diceva tra sé, cercando di pensare alle foche di Chouette, quelle che si portava addosso, nascoste sotto la felpa.

“ Dovremmo cambiare tutti i tendoni del Circo, Truck!”
“Eh, che dici? Ti rendi conto che abbiamo appena ritrovato l’elefante e avevamo interrotto gli spettacoli? Abbiamo pochi soldi in cassa, sai Chouette”.
Tortuga li guardava, e ascoltava, sonnecchiando.
Ogni tanto sorrideva un po’, giusto per la terapia di sostegno alla sua preziosa amica che faceva il pagliaccio e l’equilibrista.
Ad un tratto, come se niente fosse, buttò lì una frase.
“ E se facessimo un’edizione straordinaria, per festeggiare il ritrovamento di Elviro, il nostro ben pasciuto elefante?”

Truck guardò Chouette, lei guardò Tortuga. E arrivò anche Ilario che stava provando il numero in cui fingeva che tutte le arance tirate in aria cadessero al suolo. Tortuga, incurante degli sguardi incrociati su di lei, continuò:
“ Ma sì, uno spettacolo in cui invitiamo tutti gli amici degli altri circhi, una cosa speciale per sostenere la vita del nostro gruppo, che in tanti anni non ha mai chiesto aiuto al suo pubblico, ma adesso si!”
Un coro concitato di bello, ehi, che idea, ci sto, accolse la proposta e si trasformò nel primo rivolo di energia pratica.
“ Io, invito tutte le associazioni di canto popolare, disse Chouette, che aveva una bella voce e suonava la chitarra.
Farò il ballo della Courenta, in onore della mia seconda patria
(Ma si dice Courento, in Occitano) ”.
E ti pareva che non dovesse precisare sempre? Pensò Truck.

Tortuga, che sembrava dormisse sempre, in realtà spesso era immersa in un mondo tutto suo. Amava molto i bambini e sognava di trovare qualcuno che la sposasse e la rendesse madre.
Purtroppo, anche per colpa del suo fisico, non aveva molti pretendenti.
Allora diventava disponibile a prendere mille iniziative, magari aiutando la sua grande amica Chouette.
Al mattino, quando incontrava qualcuno, Tortuga lo guardava bene dal basso verso l’alto, per via delle sue lenti molto spesse, poi con un sorriso che mostrava la bellezza del suo apparecchio per i denti gridava:
“ Ehi, Piccolo Mondo Antico, che bellezza, incontrarti” E tutti le sorridevano per la simpatia che provocava.
Nel frattempo lei non mancava di scartare un cioccolatino.
Poi faceva una pausa, e metteva nella borsetta le carte colorate per fare qualche gioco coi bambini.
Il nuovo arrivato, il pagliaccio allegro Ilario, aveva un po’ di difficoltà con la nuova lingua, lui che era vissuto a Porto Alegre, ma cresciuto in Germania, alla fine aveva una tale confusione linguistica in testa che preferiva fare il mimo e inventarsi una neo-lingua che facesse ridere.

Chouette lo guardava con curiosità, cercava di capire se i numeri da circo di Ilario fossero veramente comici.
Allora lui si esibiva solo per lei, per strapparle un sorriso, per farla fermare da tutta la frenesia che sempre dimostrava nel riparare, cambiare, classificare gli oggetti del circo.
“ Kwesto ezzere Krande Cirkus di Io me, Mesdames et Messieurs, voi guarda Bitte io me che solleva Krande peso più pezante del mondo”

E cominciava a cercare di sollevare un manubrio con due palle da 20 kg, ma naturalmente non ce la faceva, e diminuiva finoa che spossato arrivava a sollevare due pacchetti di mezzo chilo.
E talmente erano i gesti di sollievo che strappava risate a chiunque, sentendosi anche i bambini più forti di quel pagliaccio spaccamontagne.
Dentro il Circo ormai Ilario aveva aperto il suo ufficio per risolvere tutti i problemi piccoli e grandi che si presentavano.
Chouette andava ogni giorno, per incontrare Karl: cosi si faceva chiamare dentro questo ufficio, denominato Werrasten.
“ Signor Karl, vorrei sapere come mai si chiama Werrasten, questo posto! Cosa si fa, qui? Io sono un Riporter famoso, e devo sapere se potete essermi utile.”
“Mm, ma cierto, Signior Riporter, qui si chiama Werrasten per ricordare mia famosa agenzia di Dresda, suo nome completo era:
Werrasten Der Rosten Bureau..cioè chi si ferma è perduto!

E mentre Chouette lo guardava incerta se iniziare a ridere, lo sentiva cominciare a parlare in una lingua che lei non conosceva ma che le sembrava cosi buffa nella bocca di Ilario, pagliaccio nato a Porto Alegre:
” Demnach müssten die Führungshülsen der Kopfstütze auch ohne Sitzschaum verrasten”

Con tutto sto traffico nel circo, Truck si metteva un po’ in disparte a controllare lo stato dei lavori.
Il tendone nuovo era quasi sistemato, l’elefante era ritornato, avevano un nuovo pagliaccio in più,e per calmare gli spiriti bollenti di Chouette c’era sempre la vecchia e saggia Tortuga.
Rimaneva il problema dei pochi soldi, ma potevano organizzare un numero speciale, invitando gli amici degli altri circhi ad esibirsi per aiutarli con una raccolta di fondi speciale.

Però, Truck sentiva che c’era qualcos’altro, ad amareggiarlo.
Il destino del circo, era segnato.
La gente era cambiata, non guardava più le cose con gli occhi dei bambini, ma chiedeva effetti speciali, trucchi artificiali.
Nel circo Otamo, no. Credevano ancora alla magia delle persone.
Allo scrupolo con cui si cercava la risata, o il brivido della bici sulla corda senza rete.
Come dire, siamo genuini, rischiamo per conquistare la vostra attenzione
E anche le musiche, i colori, le luci erano scelte per emozionare.
Certo che questo Ilario, andato a CasaBlanca per cambiare sesso.
“ Te lo sai che al mio paese lo fanno gratis? Aveva detto Chouette, ancora un po stordita da questo cambio di quella che era una sua amica,e che adesso sarebbe stato un giovane pagliaccio maschio.
“ va be, tanto ti chiamavi già Ilario, si vede che era destino!”

Ma dentro di sé, la rabbia di Chouette, ribolliva.
“ Ma come- pensava- senza dirmi niente, e da una donna mi ritrovo a lavorare con un maschio. E come sarà questa sua nuova personalità?”
E più si arrabbiava, più stritolava le bottiglie di plastica, rendendole palline inservibili.
Tortuga non ci poteva far niente, con queste rabbie bambine.
Rimaneva Truck, che sapeva aspettare che la sua amica si calmasse.
Tanto più che sapeva che Ilario era una buona persona, solo che era nato con l’identità sbagliata.
E poi Truck spiegò a Chouette che Casablanca era chiamata l’Asl di quartiere, dove era andato Ilario per l’ operazione, lui che aveva sempre pochi soldi in tasca.

Choutte prese ad esercitarsi per i suoi giri in bici sulla fune, concentrandosi e cercando di non pensare a niente.
Solo ogni tanto rimaneva come incantata a pensare a parole difficili, a pensare all’ufficio del Werrastet, quello col motto “ Chi si ferma è perduto” Riaprirà ora che torna Ilario?
le piaceva quello strano ufficio, con uno strano personaggio, Karl, che parlava in una buffa lingua tedesca.

Ilario, tornato al circo, preparava il suo numero di pagliaccio allegro.
Con molta precisione cercava di arrotolare una grossa fune sparsa per terra, riuscendo maldestramente a legarsi.
Per passare dall’apparenza alla realtà ci voleva molta precisione, tutto doveva sembrare spontaneo e lui pasticcione e strappare il riso. In realtà doveva calcolare e provocare tutte le sue mosse.
Ilario si esercitava a tirare le palline in aria, prima una poi due, fino a cinque: poi si faceva venire il singhiozzo e tutte precipitavano.
Faceva numeri difficili, come salire in bici sulla corda insieme a Chouette, per poi fingere di aver paura e quasi precipitare mentre si impigliava nelle mutande a fiori che gli scendevano giù.
“ Come ti senti adesso?- gli chiedeva Tortuga, intendendo ora che hai cambiato sesso-
“ Solo me stesso- rispondeva lui- prima ero fuori posto”

Truck controllava a distanza che non ci fossero frizioni tra gli artisti del circo e per fare un regalo a Chouette le aveva fatto trovare un cagnolino in una cesta, di quelli bastardini, che non crescono tanto.
“Che bello, Truck, vieni qua che ti do un bacio!”
E mentre Truck arrossiva gli stampò un bacio sulle labbra con suo magnifico colore di rossetto.
“ Ma questo cane me lo posso portare in tasca, nella borsa. Devo fare attenzione che non me lo pestino mentre cammino, tanto è piccolo!”
“Ehi, senti che non sa nemmeno abbaiare, ancora!” disse Tortuga sorridendo come se fosse arrivato un bambino in più.
“ E si, deve ancora imparare come si fa. E tu Ilario, cerca di non traviarmelo. Sei capace che gli insegni a miagolare”
Ilario prese in mano il cucciolotto, lo fece girare per fargli due coccole, poi si fece seguire in cerca del latte.
“ Voglio chiamarlo Puciu, come quelle cose buone che crescono sugli alberi e che la gente ha dimenticato” disse Chouette mettendolo dentro il suo Poncho, protettiva e decisa, con la chiave da idraulico che le spuntava dalla borsa.

E’ giorno quasi terminato, la sera avanza col freddo delle luci che si annunciano con forza.
Chouette teme il freddo e aumenta il suo passo per andare a prendere la sua vecchia utilitaria.
Sbatte la porta, si siede al volante e lentamente, guidando per venti chilometri, crea l’evento coda” E va bè, se avevano fretta, potevano cambiare strada, a me piace guidare con prudenza ”.
Chouette è molto contenta del regalo di Truck (quell’uomo mi vizia e mi vuole bene, è evidente)arriva ed entra nella sua roulotte, dove trova i quadretti naif, la caffettiera sempre pronta per i continui caffè del giorno e la sua fedele chitarra Yamaha.
“ Mi serve a vincere la nostalgia del mio paese, catturare le canzoni nell’aria, tenere a tenere la memoria dei popoli che tende, leggera, a liquefarsi al sole della modernità”
E pensava al suo amato maestro Héctor Roberto Chavero Aramburo, detto Atahualpa Yupanqui e alle pagine che aveva care e rileggeva continuamente

« Mentre lungo i campi si allungavano le ombre del crepuscolo, le chitarre della pampa cominciavano la loro antica stregoneria, tessendo una rete di emozioni e ricordi di fatti indimenticabili. Erano stili dal ritmo sereno, dal discorso distinto e nostalgico, in cui trovavano spazio tutte le parole che ispirano la pianura infinita, i suoi trifogli, il suo monte, il solitario ombú[1], il galoppo dei puledri, le cose dell'amore assente. Erano milonghe lente, nelle tonalità di do maggiore o mi minore, modi utilizzati dal popolo per descrivere le cose oggettive, per narrare con tono lirico i fatti della pampa. Il canto era l'unica voce nella penombra » (El canto del viento, I)
Mentre guarda il suo nuovo cagnolino, Chouette ripensa alla storia sentita al Circo, quando si è avvicinata quella donna
e si è chinata ad accarezzare il cane.
“ Avevo anch’io una bella cagnolina nera, una barboncina con il pelo ancora da tagliare. Aveva un fiocco rosso quando mio marito, per vendicarsi di me, la portò a sperdersi mentre abitavamo in Croazia. La cercai ovunque, anche con annunci sulla stampa e in televisione. Mai più saputo nulla”
Queste piccole grandi crudeltà, pensava Chouette, che si infliggono a chi un giorno abbiamo chiamato amore..non sono cose normali, io non voglio considerarle normali.
Ilario le aveva raccontato le sevizie che infliggono ai cani, i bambini di strada del suo paese. I meninos de rua non hanno molti motivi di essere allegri in quel paese, con le ragazzine che rimangono incinte a 13 anni. Incinte di un ragazzo che fa l’unico lavoro possibile della favela, lo spacciatore.
Si, Ilario, il pagliaccio che aveva dovuto cambiare sesso per riuscire a sentirsi giusto nel corpo e nella mente che aveva fin da piccolo.
L’altro giorno le aveva fatto trovare dei palloncini a forma di pesci volanti, sospesi alla sua roulotte, per augurarle la buonanotte. Oggi, due cioccolatini vicino alla finestra.
Chouette stava imparando a conoscere le persone del loro piccolo circo. L’attenzione che mettevano nei numeri di magia non era mai inferiore a quella che si vedeva nel rapporto con gli amici del tendone. E tutti insieme avevano finalmente deciso di provare a vedere se si poteva far ritornare l’Elefante Elviro nel suo ambiente naturale.
Certo, non libero e perso, non sarebbe sopravvissuto. Ma in un parco protetto, forse sarebbe stato piu felice.
Il circo avrebbe trovato nuovi numeri per sentirsi unito e sarebbe cresciuta l’ammirazione per chi anteponeva il benessere degli amici animali al profitto eventuale dei loro spettacoli.
“ Si, un circo etico,Truck, perché no?”
“ Ma Chouette, noi non facciamo filosofia, siamo solo degli artigiani. Cerchiamo di divertire la gente. E l’elefante, è il nostro simbolo. Ti ricordi, quando l’hanno rapito, che casino?”
Le nuvole passavano basse, il vento forte le faceva scorrere rapidamente come fossero su uno schermo da film.
“ Questo vento mi fa dare i numeri, non ragiono più, non vedo l’ora che passi, diceva Truck. E invece la donna sprizzava energia da tutti i pori “ Se deve succedere qualcosa di fortunato, oggi è la giornata ideale” diceva sempre Chouette, che si esaltava ogni volta che il vento tirava forte.
“ Mi ricorad i venti sulla spiaggia del mio paese, la temperatura sempre calda. Non so come faccio a vivere sempre col freddo di qui.
In effetti Chouette pativa il freddo ovunque, e nonostante i maglioni, anche nella roulotte si teneva una copertina addosso.
“ Così, sono sempre tutta spettinata” e Ilario che lo sapeva le porgeva la battuta
“ Chi è già la tua pettinatrice?”
E Chouette rispondeva sorridendo:” Si chiama Mai di Lunedì, e io vado a mangiare solo alla trattoria che si chiama L’Ottimista, ma è sempre chiusa”
E qui scoppiavano a ridere come fossero battute che si ripetevano sempre uguali, tra amici.


“ Tiraaa!!”
Si sentiva il grido ogni volta che cambiavano città, e piantavano nuovamente i paletti del tendone.
Si vedeva come il corpo di un dragone cinese, venti uomini che si muovevano uniti attorno a un elefante che risolveva i problemi di forza.
Era un rito, che univa e faceva ben sperare.
Nello stesso tempo quel tendone delimitava un cerchio di passioni, un legame visibile tra chi si sospendeva al trapezio e chi faceva ridere dando calci in terra.
A Tortuga piaceva la segatura del Circo, contenuta nei sacchi di juta: le ricordavano il negozio di ferramenta e cordami, dove da piccola si nascondeva e qualche volta si addormentava, in attesa del buio e delle monachelle del camino.
Le monachelle erano le scintille che faceva la legna bruciando nel camino. Ma Tortuga si incantava a vedere i ceppi e si immaginava che gli spiriti dei morti le parlassero attraverso di esse.
E quando andava dalla mamma raccontava che le cugine le avevano parlato a lungo, e messo in guardia di non stare troppo vicina al fuoco, nel caso si addormentasse.
Tortuga aveva sempre uno scialle di lana che la avvolgeva e, appena sentiva che qualcuno voleva parlarle, si sedeva comoda come fosse l’inizio di una bella favola.
Chouette, per farla ridere, le raccontava di quando, da piccola, voleva giocare sempre coi maschi.
Ed era ricercata, ed era scelta da loro, nelle competizioni, perché era veloce e audace, e faceva vincere la sua squadra.
Tutti sapevano, racconta Chouette col mezzo sorriso che traspare da dietro i ricci, che c’era un solo bambino che sempre si opponeva al fatto che le femmine giocassero: Sé-bas
E allora la ragazzina si avvicinava mentre lui protestava con gli amici e chiedeva: Chi ti ha detto che le femmine non possono giocare a calcio? E quando Sé-bas rispondeva che glielo diceva suo padre, la ragazzina faceva partire una terrificante scarica di pugni e calci che convincevano tutti a far giocare quel ciclone vestito da femmina.

Ancora da grande, quando Sé-bas incontra per le strade del paese quella ragazzina diventata donna, spontaneamente gli veniva da tirare su le mani per ripararsi la testa, poi sorridere e dire
“ Quante me ne hai date, di botte, da piccolo!”


Truck guardava la neve scendere, la prima della stagione.
Fiocchi lievi, che non si fermavano sui vetri delle auto.
Quasi a chiedere scusa, solo un passaggio e via.
Solo in certe strade i fiocchi si univano in masse compatte, che scricchiolavano appena sotto il peso della scarpa, comprimendo la propria natura.
Truck si esercitava con Chouette in un numero di grande magia.
Anche se lei non lo sapeva. Anche se non dava segni di accorgersene.
Truck cercava di capire i pensieri che passavano per la mente alla donna. Chouette guardava altrove, quasi assente.
“ A cosa pensi? “
“ A niente. Alla neve. Il freddo mi fa paura e mi paralizza”
“ E’ per questo che addosso hai sempre quintali di roba? Coperte, cappotti, borse dell’acqua calda?”
“ Se la temperatura sale, saremo sommersi da una tempesta di neve” disse Chouette, pensierosa e apprensiva.
Truck vide un esile sole squadernarsi dietro le nuvole, e disse che se il sole ce la faceva, bloccava la neve, e usciva il sereno.
“ Squadernarsi? Mi piace questa parola! Vedi che cominci a parlare come me?”
E si mise a cantare sottovoce una canzone che parlava di mare, mare sole e caldo, tanto caldo.E a pensare a Sé-bas.
“ Come diceva sempre mio cugino Frasquito
“- Aunque la mona se vista de seda, mona se queda.- Anche se una scimmia si veste di seta, resta una scimmia.


Truck guarda la neve per terra, un po grigia, un po’ nera e calpestata, un po’ bianca- preservata dal sacrificio.
Ilario, il pagliaccio allegro, si esercita in un numero molto difficile: comunicare con una bambina di quattro anni senza dire una parola.
Lei non sa di parlare una lingua incomprensibile,e ogni tanto osa dire qualcosa. Forse pensa di essere capita, forse no.
Però guarda.
Ilario prende i pezzi di un gioco, e lei lo segue.
Ilario sistema qualche pezzo, e lei continua.
Il pagliaccio ha il naso rosso a ciliegia, e in mano una piccola telecamera. Riprende il viso della bambina,e glielo mostra al computer.
Lei vede un’altra sé stessa che la guarda.
Nessuna reazione.
Vicino c’è la mamma, che le parla nella sua lingua, con parole dolci, mezzi sorrisi.
Dirà che è abituata, dal padre, a vedersi riprendere.
Ma anche la mamma non parla la lingua di Ilario, perciò, a differenza della bambina,che si muove come un pesce nell’acqua dell’assenza delle parole, la mamma inventa suoni monchi.
Parole spezzettate, da completare da parte di chi ascolta.
Il pagliaccio Ilario mima la fame, la sua pancia, il mangiare un grande piatto di pizza o forse una bistecca.
E poi fa finta di salutare l’elefante, Elviro, che è stato portato in un parco protetto.
Ridono ora, due adulti e una bambina.
Che rumore fa un sorriso nelle lingue diverse?

Truck è preoccupato, lo spettacolo di Natale gli mette ansia, e pensa sempre alle cose che possono andare storte.
Per esempio, il loro è un circo povero, e non può competere con gli altri, perciò Il Circo Otamo fa un unico spettacolo, tra il giorno di Natale e quello di Capodanno.
Esattamente il 29 Dicembre.
In più, Truck deve risolvere il problema di Chouette, che essendo contro la festa del Natale, si nasconde negli angoli più impensabili, a fissare il vuoto.
“ Dai Chouette, lo so che sei lì, apri per favore!”
“ No, non apro. Qui non c’è nessuno, solo api, volpi e stambecchi! Avvertitemi quando questa pazzia del Natale è passata”
“ Senti, ma dobbiamo preparare lo spettacolo, ricordi? E’ importante fare le prove, dobbiamo capire i tempi della regia”
Chuoette non abbandona mai le prove,e sarà così anche quest’anno.
Nel Circo sanno di questa sua innocente mania, e quando lei porta i pacchettini regalo con dentro le cose più improbabili, tutti la ringraziano dicendo Buona Pasqua, Buon Ferragosto.
Lei capisce e sorride, pensando al pacchettino con dentro tre fili d’erba, a quello con le noci, o all’altro con il profumo estivo che attira le puzzole Brezee.
Il pagliaccio Ilario un giorno si permise di scherzare con lei, dicendole “ Ma sei stramba, eh? Non ti piace Natale pero’ fai i regalini!
“ Che c’entra, disse lei riempiendolo di schiuma, i regalini fatti col cuore mi piacciono. E poi dovresti vedere le facce che fanno quando li aprono”
Chouette scartava in continuazione caramelle al gusto speciale dell’ Arque Buse,e esclamava guardando in aria: “ Che buone queste caramelle, peccato che nessuno le conosca e quando le finisco non trovo mai nessuno che me le offra”.

esterno giorno, strada che sale, cielo incerto

Chouette- Ci sarà abbastanza acqua, per salire?
Truck- Non lo so, l'importante è non farla morire,
tu tienila sempre un po sotto, poco alla volta
la tendi che insegua il cielo, come un arco il baleno..

Chouette - Ci sarà sole per restare?
Truck -Ci sarà, ci sarà, ma anche vento e non troppo,
per non scottarsi..e verzura, ombra
dighe e torrenti

Chouette - Non l'ho mai portata fino qui tutta da sola, un conto è vederlo un altro è sentire
la vibrazione che ti sale nella pancia.
Che ridere, mi son voltata un attimo, e avevi gli occhi tesi e fissi..

Truck -Beh, son contento che la tua prima volta di un duemila sia stata con me, (se sapevo non salivo)
Hai consegnato pacchi di avvisi, tra le montagne
raduno del Werrastet der Rostet Burò, data e indirizzo son risaputi

Prima, tolse le piante dal sole.
poi, salì sul veicolo, slegando le funi.
Guardò sotto, niente chiazze d'olio.
mise la pianta di ciclamino,
si tiro' giu gli occhiali
e sorridendo partì.

io tengo la rosa limpia
uuu..luna ,luna luna piena


Truck passeggia nervoso fuori del tendone, lanciando sguardi infuocati ora alla roulotte ora alla pista del circo che si intravede.
“ Stasera c’è il Grande Spettacolo, e lei dorme! Ma come si fa, dico io, a dormire, tranquilli, invece di essere lì in pista a provare e riprovare. Voglio vedere che disastro succederà stasera.
Il pubblico sarà scontento, me lo sento, e dovremo chiudere il circo Otamo”.
Camminava, Truck, e lasciava dei segni sul terreno, segni che sembravano quelli di una bici in cerchio, di un elefante in gabbia. Elefante, già, ci fosse stato ancora Elviro, invece di mandarlo nel parco per far contenti gli animalisti.
Lo mettevano in croce, negli ultimi tempi, sempre lì a chiedersi le differenze: è più intelligente un cavallo o una gallina? E se pensi che lo sia il cavallo, e perciò non lo mangi, perché la gallina si? Allora, mangi la razza debole? E il polipo, che è intelligente, perché lo mangi?
Truck pensava al frastuono delle parole, e a quando Chouette si entusiasmava a raccontare delle fascino della vestizione del Torero, e della stupidità del toro che si faceva infilzare.
“ Ma come, Chouette, le dicevano, allora sei per quella stupida tradizione che vuole mantenere l’uccisione pubblica e rituale di un animale solo per far soldi?”
E Il pagliaccio allegro Ilario che commentava “ E’ solo una questione di soldi, di marchio, di affari: i tori e i toreri fanno crescere il fatturato, tutto il resto non conta”
Si, pensava Truck, come i turisti che scappavano davanti al toro per le vie di Pamplona
“ I tori incornano solo qualche incauto svedese, lo riconoscono dall’odore” diceva ridendo Chouette, un po’ seria un po’ burlona.

Ma intanto che pensava a questo, tutto era silenzio attorno a Truck, impresario di questo Scalcagnato circo, che voleva fare delle emozioni e del,a gentilezza delle attrattive da recuperare.
Come le essenze fiorite da comprare, Acqua di Sandalo e Acqua di spezie, da spargere all’ingresso del Circo.
Ma ci sarebbe stato spettacolo, stasera?


Quanto conta l’aria fredda, nel bloccarti il corpo?
Quell’aria che si infila dappertutto, come tenaglie che cercano le viti del tuo corpo: allentarne una qua, svitarne una là.
E lo sapeva, lo sapeva Truck. La principale attrazione del Circo Otamo, il pagliaccio triste Chouette, colei che faceva anche il numero di alta acrobazia sulla corda a venti metri in bicicletta, bloccata a terra da forti dolori alla schiena.
Il pagliaccio Allegro Ilario ha cercato di tener su lo spettacolo con il suo numero sulle casse acustiche che prima fischiano e poi esplodono, coi suoi biscottini al cioccolato diventati enormi pezzi di riso soffiato ricoperti da grande strato di cioccolato.
Tutto invano.
Truck si è inventato il numero delle fragranze da riconoscere, dei babà al rum da mangiare, della torta che sparisce e poi riappare.
Niente. La gente si sentiva che attendeva quel numero particolare.
Di quando si trattiene il fiato e si attende che l’artista torni a terra sana e salva. Ma nel frattempo si ammirano le sue forme volanti, quasi la corda legasse la bici in un cielo di stabilità.
Pensare, che Truck, aveva avuto sentore della cosa.
La sera prima Chouette avevaq voluto inforcare gli occhialoni e mettersi alla guida della famosa Torpedo Blu di Truck: un macinino d’epoca che solo Chouette considera un mostro di modernità.
Lanciata a folle velocità sull’autostrada, la donna mancava tutte le uscite necessarie, vagando per ore nella collina morenica. Telefonando agli amici per farsi indicare punti di riferimento improbabili, litigando con gli sportelli automatici e insultando la società autostrade perché avevano tolto tuttgli gli uomini dagli sportelli di pagamento pedaggio.
A fatica Truck aveva dovuto portarla via mentre Chouette stava mettendo in crisi il risponditore automatico del casello autostradale.

Va bene, lo spettacolo del 29 Dicembre, è ormai superato.
La troupe del Circo si appresta a passare la vigilia di capodanno ciascuno coi propri amici.
Ilario, il pagliaccio allegro, è stato invitato da un giro di ragazzi che mangeranno Tortillas e berranno Sangria tutta la notte. Si sono procurate delle casse che fanno tremare le pareti delle auto posteggiate fuori. Lo festeggeranno in una fabbrica prestata e che alcuni di loro puliranno al mattino del 31.
“Bravi ragazzi, ha detto Truck, cosi ricambiano e dimostrano che non tutto è dovuto”.
Tortuga non si sa se si sveglierà in tempo per festeggiare: dovrebbe essere a casa di un‘amica che le farà conoscere Bimba, la sua gatta di 15 kili che non si smuove dal divano.
E Truck ha trovato il coraggio di chiedere a Chouette cosa faceva a Capodanno.
“ Ehm, Chouette, stasera, lo sai che giorno è?”
“ Certo, per chi mi prendi? E’ sabato, no?”
“ Sì, ma è anche la vigilia di Capodanno.”
“ Corpo di mille bomberos, è vero! Tu che fai, lo sai già?”
“ Sai, Chouette, pensavo di invitarti a passare con me questa notte, a casa di due miei amici molto cari”.
“ Ipotesi interessante! Chi sarebbero questi amici?”
“ Lui è un artista di un vecchio circo, addestrava pulci acrobatiche, formiche internazionaliste, corvi in bicicletta e disegnava davanti alle chiese all’epoca del Vietnam. Lei gira il mondo sempre con la stessa valigia e racconta tutte le fotografie che non ha scattato”.
“ Interessanti amici, mi piace! Ci vengo volentieri!”
E si fermò a guardare in faccia, negli occhi, Truck.
Truck prese il treno che passava e disse tutto di un fiato
“ Mi piacerebbe mettermi insieme con te”
Chouette fermò il treno con gli occhi, fece scendere tutti i passeggeri guardandoli uno a uno.
Poi fece per rispondere ma disse solo
“ Non lo so, sono confusa. Va bene se ti rispondo poi? “

La mattina era appena iniziata, il buio stentava a stendersi coi suoi panni infreddoliti, il vento aveva pulito e lasciato spazio a una promessa di neve.
L’amico di Truck, detto El Limonero, perché aspro, ma con molta vitamina C che fa sempre bene, aveva predisposto il piano della serata come si dovesse rapinare una banca, senza lasciare niente al caso.
Solo Truk, non si ricordava più: oltre al panettone, doveva portare pure lo spumante? E la chitarra, la portava o no? E la benzina, c’era benzina in macchina?
Ma soprattutto, Chouette, dopo la mezzanotte, avrebbe dormito con lui?

La giornata perfetta ha un difetto: non si annuncia mai come tale.
Il tempo che l’hai capito, ed è già passata. La giornata perfetta ha un pregio: il tempo che passa è lieve e impalpabile e ha poca coscienza di sé.
Truck, l’impresario e Chouette, la donna pagliaccio acrobata del Circo Otamo, hanno passato la preparazione della serata dapprima lontani, poi vicini, senza dirselo, in una raggiunta, delicata intimità. Lui diceva, il cielo. Lei aggiungeva qualche stella, metteva e toglieva, la luna. Lei faceva muovere il Lago, lui tuffava anatre e le mostrava la stalla del caprone Oscar.
Tirando le coperte in su e in giù, a coprirsi e scoprirsi, non ci fu bisogno di domande, non necessitarono di risposte.
“E se io scappassi con una trapezista?” disse solo Truck sorridendo.
“ Certo che puoi, hombre. Solo, poi, Jo te mato!” Scoppiò a ridere Chouette, quando entrambi si accorsero che si avvicinava l’ora di raggiungere gli amici.
Il viaggio fu breve e senza intoppi. La gente si preparava nelle case come dovesse affrontare l’arrivo di una guerra. Come se dovesse passare su di loro, e su tutti gli abitanti della Terra, il freddo respiro della Morte. Qualcosa che cerca di ricacciarti nel passato, nel finito, nella Terra dei senza speranza.
L’accoglienza dell’amico di Truck, El Limonero, fu calda e avvolgente. La compagna li accolse mostrando i cibi e le pietanze preparate, e furono a tavola, e si misero a passeggiare tra le bevande e le parole e le circostanze diverse, evocate.
Allo scoccare della mezzanotte, dodici acini d’uva e un brindisi.
Alla tavola si evocarono diversi fantasmi, mentre attorno l’allegria degli scampati al minuto della morte, esplodeva.
Il minuto in cui non sai se vivrai ancora o sarai inghiottito da ciò che di pesante ti trascina indietro.
E gli occhi di quattro persone si fissarono a guardare i diversi cieli di provenienza.
Ci fu il cielo delle lotte operaie e quello dei viaggi continui, ci fu il cielo dei mari di Spagna e quello del curioso delle donne.
Alla fine con pochi gesti e qualche sorriso, tutti fecero capire di aver trovato la stessa spiaggia per arrivare a riva.
E nella nuova, improvvisa, silenziosa notte, Truck e Chouette si infilarono nel buoi pieno di luccicanti stelle, dove si può incontrare un’asina bianca, delle mucche e un toro, nel buio che pascolano, in attesa della Luna, sul Lago.




Fine del Racconto.

Ringrazio tutti coloro che hanno avuto la voglia, la curiosità e il piacere di seguire le avventure del Circo Otamo fin qui.
Non si esclude che un giorno il Circo possa riaprire.
Chouette sta preparando nuove sorprese. Forse ci sarà il ritorno di Elviro, l’elefante del circo. Forse Ilario avrà il suo nuovo cuore palpitante per qualcuno. E chissà, Tortuga, che ogni tanto si sveglia, cosa avrà da raccontare delle sue amiche.
Per ora, grazie.


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