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Corri, Crevacuore
E cercarono di fermarlo,
appostandosi agli angoli
chi lo tentò con gelati
chi voleva offrirgli dei soldi
Crevacuore correva, correva.
Anche contro sé stesso,
con quei polmoni che chiedevano aria
con i muscoli che tiravano le briglie.
Lui vide dapprima i palazzi crollare
ma lentamente cambiò direzione
verso le grida degli operai sui tetti.
Nelle sue orecchie rumori di televisioni
accese nel medesimo istante
per il quotidiano rifornimento
di valium alle loro coscienze
e Crevacuore correva, correva
e ad ogni angolo si ricordava
di come impostava il mandrino del
tornio, dell’odore di fili bruciati
e grasso e dei panni sporchi nella
borsa di plastica, della frutta comprata
al cambio turno.
Per cacciare
l’apatia che saliva marea rientrante
inizio’ la litania delle opere per cui
aspettava giustizia e che mai
si sarebbe fermato se prima
non avessero detto chi, piazza Fontana
chi Bologna, chi Italicus
e sarebbe arrivato fino in Grecia
ad Atene per sapere perché Genova
il massacro di quell’estate caldissima.
Corri, Crevacuore,
non dar retta a chi dice che la corsa è
finita.
Il difficile, adesso, è che ciascuno corre
da solo, nella nebbia, senza traguardo
né punto d’arrivo.
Solo motore la rabbia, la coscienza
il rispetto e la voglia
di fermarsi, a bagnare un fiore.
6 Gennaio 2010
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