Lino Di Gianni


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Galiano

Racconti

Galiano
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L’idea era venuta per caso, sentendo parlare quel cliente che aveva acquistato una baita in un paesino dell’entroterra: casa di pietra in un paese cablato, con internet ovunque e pannelli solari.
Non era male. Il fascino della pietra e le comodità del postmoderno.
Ma lui cercava altro. E lei anche: più di una pietra e più di un computer per caminetto.
Un paese dove poter sperimentare le idee, dove poter vivere senza l’affanno dell’ansia. Lui, era Galiano, contadino veneto.
Lei era Umana, figlia di un contadino che le aveva trasmesso nel sangue due caratteri contrastanti: la curiosità per i viaggi e la dote di limare le increspature

Galiano “Con una elle sola” come era costretto a dire a tutti quelli nuovi, aveva fatto le strade tirando giù i boschi, da extracomunitario, in Canada.
Aveva trovato duro, dormire dieci anni in baracche di legno, trattati come se non capissero, solo forza lavoro. Presi come si importano muli. E insieme a lui, napoletani, siciliani, calabresi.
I terroni lo aiutavano, Quelli della sua regione, no, vai a capire perché.

Tornato in patria, aveva sposato Umana, col suo vestito a fiori e tutte le sue amiche.
Aperto un negozio di legna e carbone all’ingrosso, e giù di nuovo a testa bassa, aprire strade e boschi. Ma con un sogno.
Il sogno di un paese diverso, a misura di persona.
Troppi patimenti, si ricordava mentre faceva gabbie per uccelli.
Adesso ci volevano altre cose, invece che solo i soldi.
Ingegno, sguardo lucido e passione.
Galiano comprò la casa del vecchio mulino ad acqua, perché quella casa sarebbe stata il suo segreto, la sua gallina da cova.
E un giorno, quella gallina avrebbe fatto un uovo diverso.
Trasformare il mulino in modo da fargli produrre elettricità, e poi distribuirla a case speciali: alle vecchiette con pochi soldi, ai giovani innamorati che si parlano sottovoce, alla maestra che passa il tempo a inseguire le passioni dei bambini.
A quelli che avevano un Lucarino blu, uccello canterino, stemma di un paese senza auto e senza bandiere.







2.

Galiano aveva imparato in Canada a capire il valore degli uomini. Se parlavano troppo, o a sproposito. Se si lasciavano comandare dal cibo o dal bere. Come si comportavano con le bestie.
Ogni sera, veniva a trovarlo il suo amico Ottavio. Non entrava in casa. Si sedeva nel cortile, con la bicicletta vicino, a guardare la preparazione del pasto per i cani.
Ogni tanto si sentivano ridere, o Galiano gridava più forte.

Umana preparava la cena scegliendo l’immancabile radicchio dall’orto.
Poi ascoltava il passo dei cani. Se erano nervosi, voleva dire che il marito li stava trattando in fretta. Dai cani capiva se qualcosa agitava il marito. Dopo tanti anni di matrimonio, mettevano in scena sempre un bello spettacolo. Mai una parola dura, tra loro. A volte arrabbiati, a volte scontenti. Ma il rispetto per l’altro, era antico.
” Senza rispetto, manca tutto.”

L’amico Ottavio, arrivava con la fisarmonica, pedalando in bicicletta.
Se la giornata era andata bene, le note invogliavano i piedi alle danze.
Umana, curando le piante, faceva silenziose danze, e i passi le portavano il rosso del radicchio alle guance.
Ottavio non aveva mai preso moglie. Era chiamato anche “picche piatte “ per sottolineare una certa sua rigidità. Come quell’unica volta che aveva trovato una possibile fidanzata e, per ingraziarsela, si era presentato a casa sua con una coniglia.
La fidanzata presto sparì.
Allora Ottavio andò a cercarla fin dentro casa dicendo:
“O avanti con l’amore o indietro la coniglia”
3.
Vicino alla casa di Galiano il rumore dell’acqua che veniva giù dal Piave.
Vicino alla casa il giornalaio litigava con sua moglie, e a volte chiudeva il negozio d’improvviso.
Quel giorno, aveva dovuto caricare troppi camion di gasolio. Anche Umana non era riuscita a stare dietro alle due figlie. Una, Norina, sempre in giro con le amiche la sera.
Di giorno, operaia in una fabbrica di scarpe, perché la scuola era noiosa e la faceva innervosire.
L’altra figlia si chiamava Anna.
Studiava a scuola e poi studiava musica.La chitarra. Il violino. Il flauto.
Quel giorno a scuola il rumore di fondo del mondo era stato più insopportabile del solito, per Anna. Studiare le richiedeva poco sforzo, perché tutta la sua concentrazione era nel mondo della musica, che assorbiva tutto: gli sforzi per mangiare, e nutrire il corpo troppo magro oggi, quelli per dimagrire per il chilo acquistato in un giorno.
I capelli troppo ricci, i capelli improvvisamente lisci.
Quel giorno Anna scese dal pullman e la gamba cedette, si trovò la mente anestetizzata per il gran dolore. Chiamarono Galiano, che accorse, non spaventarti-non è niente- un po’ di dolore tempra, io quando ero in Canada..
4.

Quando abiti vicino a un corso d’acqua, così vicino che le finestre si aprono sopra e senti l’aria che scorre a cuscino felpato, spostando i moscerini, ti abitui.
Ti prendi l’abitudine di sentire come un respiro profondo continuo della terra, come se un pesce siluro sbucasse vicino casa per uno sbadiglio lento.Come se emergesse per guardarsi intorno.
Di solito è Adolf, il cane tedesco di Galiano, con i baffi spioventi da vecchio asburgico, le gambe storte e semoventi, a interrompere il silenzio. Quando corre sembra che vada in pezzi. Corre per tutto, abbaia per un niente. La sua faccia buffa fa sorridere Galiano mentre taglia della legna.
Un giorno che ero lì, con un fare ammiccante e un mezzo sorriso, mi chiese secondo me, cos’era, quella macchina lì, che vedevo. Sapevo che si chiamava?
E mi mostra questa specie di tornio-muletto-con punzone e sega rotante: io, che non ci capisco niente di meccanica, mi immagino Galiano che mette il pezzo di legno, che si posiziona, si taglia da solo e via cosi. Cioè, s’è costruito una macchina assemblando diverse cose. Come la gabbia per gli uccelli con i cartellini rifiniti “ Trattoria del bocia”
aperta tutti i giorni per tordi e merli..
Galiano guarda le cose e ne intravede la sfumatura creativa. Poi non pensa, realizza, come un cane da punta.
Mentre cerco di star dietro alle spiegazioni, vedo un’isola con giardino e alberi in mezzo al canale, e vedo che gli occhi di Umana si slargano, come dire, oh! finalmente,
l’hai scoperto il giardino che coltivo, segreto ma nascosto sotto gli occhi di tutti.
Guardando la cura, nell’ombra, degli arbusti fatti crescere inclinati verso oriente, mi sono commosso, in silenzio, di nascosto.
Ho pensato alla forza, di queste due persone: a 75 anni e oltre, hanno l’orgoglio di mostrarti la forza della cura delle cose: giorno dopo giorno hanno preso, loro, la forma dell’acqua.


5. Anna studia da maestra e per conoscere e aiutare i bambini più svantaggiati fa volontariato nella parrocchia dove suo zio è prete.
A volte ci sono bambini che le prendono il cuore, senza sapere veramente perché.
Come Besart, un bambino bosniaco che non sorride mai. Ha capelli d’un biondo come la foglia di pannocchia, quando secca.
I suoi occhi blu sembrano lavati sempre da acque che passano. Solo quando è molto, molto contento, accenna un sorriso, come a dire, vedi, sono bravo a nascondermi.
Una volta le chiesi che cosa le sarebbe piaciuto veramente fare, da grande.
La musica, diventare concertista famosa? La scrittrice, che le cose che scriveva erano fresche e dettagliate?
No, rispose lei, avere una scuola per bambini svantaggiati, dove fare il meglio che so per farli ricchi di belle esperienze.
Anna ha preso da suo padre Galiano la ribellione nel non sottostare a nessun capetto, e pretende sempre di avere l’ultima parola. Ha un carattere non facile, a volte si chiude e vaga tra le note e le scritture, o le rabbie che affiorano come vapori che fanno crepare gli oggetti dall’interno, per le alte temperature.
A volte se ne sta sotto un albero, a studiare gli insetti, a pensare a quell’enorme microcosmo che noi ignoriamo. Invece lei studia le astuzie del ragno, le abitudini del grillo-talpa, le piste delle formiche.
Non ci fosse Adolf a circuirla, con il suo abbaiare di gola, le ore passerebbero così.
Che cane, sto Adolf.
Chiamato così da Galiano per sfottere un cane tedesco che vorrebbe comandare tutti, persone, gatti e galline.
Invece tutti gli fanno un sorrisino, e poi passano oltre.

6. “Scusa, Galiano. Ma che ne pensi di tutti gli stranieri che girano per il paese? “
”Mah, che cosa devo dire. Se non fanno niente di male, ben vengano. Una volta eravamo noi ad emigrare, come ho fatto io in Canada.”.
”Ho visto che parlavi tranquillo con quel signore marocchino, forse voleva venderti qualcosa?”
” Ah, si chiama Said. No, a forza di fermarsi a parlare con me, siamo diventati amici.Sono persone rispettose, che conoscono il valore dei soldi, quanto ci vuole per guadagnarli onestamente.”
” Cuccia, Adolf, sta giù, sta giù, tanto oggi a caccia non si va,eh!”
Arriva Umana, che vede la situazione di confusione dovuta al cane che si agita.
”Santa Vergine del Caravaggio, mica vai a caccia, domani, eh? Tanto gli osei no te copi, non li uccidi, lo sai”
” Ehi, ‘Mana, chi te dise che no i’ copo? Forse stavolta, l’è la volta bona.”
Anna mi aveva raccontato che oramai le uscite a caccia di Galiano e Poldo erano solo più un pretesto per far uscire i cani, dar aria la fucile. Poldo era abbastanza irascibile, parlava poco e aveva sempre un cappello con la coda di scoiattolo in testa. Di mestiere, prima della pensione, faceva l’architetto.
E poi come diceva Ottavio.”O avanti con l’amore o indietro la coniglia.”
La coniglia non l’aveva avuta indietro, né la fidanzata era tornata. Però Ottavio adesso sapeva suonare la fisarmonica, perché si sa, è così.
Anche dalle brutte cose, si può far danzare una stella sulla musica del proprio cuore.
7. Il paese andava avanti, tirandosi dietro vecchie tradizioni e nuove ferite.
Galiano guardava le donne vestite all’ultima moda e pensava a quando la fame chiedeva conto di tutti i soldi spesi, del mangiare che non avanzasse, dei vestiti che si rigiravano.
Ora, sembrava la fiera dello spreco, dell’esibire, del mostrare i soldi che si avevano.
C’era qualcosa di grosso, che era cambiato, ma la gente non la nominava.
Dicevano sì, del tempo, che era cambiato.
Dicevano del lavoro, che adesso le fabbriche le aprivano in posti più lontani, dove la manodopera costava meno.
Però, sta cosa che ci girava in testa, a Galiano, non la nominavano.
Forse perché non si trovava nemmeno il nome. Ma insomma, la cosa era questa:
le donne erano cambiate, del tutto, nei pensieri.
Mica una roba da poco, mica una roba da ridere.
Chi aveva garantito in passato che tutto andasse avanti? Gli uomini, bestie da lavoro, ma le donne, le donne governavano il gregge, la casa, i figli, la famiglia, la cucina.
E tenevano insieme il passato dei padri con il futuro dei figli da crescere. Sacrificandosi. Facendosi passare tutti i grilli per la testa.
Poi, è successo qualcosa. Qualcosa che le ha cambiate.
In fondo crescevi le figlie femmine per portarle al matrimonio e farsi una nuova famiglia. Invece han cominciato in tante a separarsi. O forse lo studio. O i tempi moderni. Non so. E’ come se si fossero perse le tante varietà di mele, d’una volta.
Hanno resistito quelle più decise, tre quattro varietà di sementi, e bon.
Galiano mi offre un bicchiere di vino, e lascia cadere l’argomento, che lo fa diventare nervoso.
” Forse, la colpa di tutto, è della televisione. E’ entrata nelle case di tutti, ma poi è rimasta nella testa. Come uno specchio magico, in tutti i paesi le donne si son viste diverse, e han cominciato a vestirsi, a pettinarsi come quelle viste in tv.”.
Umana porta le tazzine del caffè, poi vede la figlia Anna che sta per salire su in camera a suonare e la chiama giù, e mi presenta.
” Anna, il signore ha aperto un nuovo negozio in paese, e perché è venuto per comprare il gasolio del suo alloggio, l’abbiamo conosciuto prima noi, di te. Hai visto”
” Se le piace la lettura, come mi dicono i suoi, certamente diventerà mia cliente. Spero che le piacerà il negozio che ho aperto”.
” Grazie, piacere, ci verrò di certo spesso, anche se tra suonare e studiare non mi resta tanto tempo per la lettura. Però non so, se farà tanti affari, in questo paese”.
Galiano se la rideva sornione. Mica i libri erano come le uova per le galline.
Umana amava quelli con le foto che parlavano di viaggi. L’altra sorella di Anna, Dorina, leggeva molte biografie, o libri di storia.
” E libri di poesia, ne terrà? Libri di case editrici minori, che non si trovano mai?”
chiese Anna, pensando che magari tempo un anno e avrebbe chiuso.
8.Quella sera il libraio Vito Di Giovanni decise di accettare l'invito a fermarsi a cena, con Galiano, Umana, la figlia Anna, e lo zio prete, Don Alboino.
Galiano esce un attimo e rientra con due bottiglie di vino, e guardando in faccia Vito gli dice, è per la Messa, strizzando gli occhi come un gatto maramaldo.
Umana sta girando la polenta nella casseruola di rame.
"E' spessa, da noi in Piemonte si fa molto più liquida."
"No, qui anche quella bianca si fa cosi"
"Ma la polenta bianca, la sbiancano? È raffinata?"
No, no- s'intromette Galiano, son proprio pannocchie bianche già in partenza.
Sì, una volta i contadini si tenevano per sé, la polenta bianca, più leggera e più gustosa.
"Posso metterle un po' di vino, signore? dice Vito
"Signore? Qua non ci sono signori, io per tutti sono Don Alboino”.
Umana è pronta a spostare la polenta e metterla in tavola, insieme al pollo al limone e vino bianco fatto da Galiano.
"Mm, buonissima questa polenta, e questa carne, quanti gusti diversi"
Il libraio assaggia il Cabernet e pensa che a cercare bene in quella terra si trovino ancora cose vere, legate all'ambiente, alle persone, alle emozioni”.
9.
Anna è fuori in giardino, davanti al pino che Galiano scolpisce con la sega elettrica perché non diventi troppo grande. Davanti al muro ricoperto dal gelsomino di Umana. Il libraio chiede che libri sta leggendo, ultimamente.
"Non ho molto tempo, allora seleziono al massimo, e se non mi prende abbandono subito”.
"E l'ultimo che ti è piaciuto ?"
" Un libro di memorie, La banalità del bene.Un racconto di come un italiano, Perlasca, riuscì a salvare molte vite fingendosi ambasciatore della Spagna”.
"Ah, sì. Ne hanno tratto anche uno sceneggiato per la tv. Abbastanza bello, anche il film"
Il cielo è molto stellato, Adolf gironzola in silenzio attorno ad Anna portandole un osso di gomma.
Esce anche Galiano, che sentendo le ultime parole dice " Eh, anche qui ci sono stati i tedeschi. Anche a me mi hanno preso, e me la sono vista brutta.”.
"Ma come, quanti anni aveva, in quel periodo?"
" Era il 1943, avevo 16 anni, mi hanno preso con il carretto e il cavallo. Fermato con i mitra, insieme ad altri e messi in un angolo della piazza. Poi hanno portato i partigiani. Sui carretti, sotto gli alberi. E uno ad uno, li impiccavano. Giovani. Per una settimana non ho più mangiato né parlato.
Non posso dimenticare le loro facce. Come mi guardava uno, giovane più degli altri, con la lingua fuori”.
10.
Passarono anni, non seppi più nulla di Galiano, di Umana, delle figlie, del cane Adolf, di Pi-che piatte, quello dell’avanti con l'amore o indietro la coniglia.
Il libraio, dopo un anno, aveva dovuto chiudere per mancanza di clienti, quei pochi compravano al supermercato, sconto 15 %, libri usa e getta.
La figlia Anna, diventata maestra, continua il difficile volontariato con i bambini stranieri e con quelli disabili della sua classe. Continua a cercare di conciliare sogni, musica e bisogni.
Umana legge sempre libri di viaggi, ma per non lasciare solo Galiano, che rifiuta gli aerei, ripensa all'ultimo fatto col fratello Don Alboino a Gerusalemme.
E Galiano, Galiano si prepara ad andare a caccia con Leandro, l'uomo che parla poco, col cappello di castoro. Mi ha appena offerto una grappa strepitosa, che non posso rifiutare.
Forse mi racconterà ancora qualcosa, forse porteremo solo a correre il cane.
Che di suo, sta tentando di mettere in riga due gattini. Ma loro sanno che non c'è da preoccuparsi.



11. Aromaterapia


Era un po' che non incontravo Galiano, so che in questi giorni è molto preoccupato per suo fratello in ospedale. Lui lo va a trovare, e si dispera che i figli di lui abitino lontani.
Galiano ha fratelli in Canada, in Australia.
Vado a trovare Umana, insieme a sua figlia Anna.
Adolf, il cane tedesco fa le feste girando in circolo nel cortile. Mi diceva Anna che a volte ipnotizza una gallina, puntandola. Quella resta lì, con la zampa a mezz’aria. Adolf abbassa la testa e trotta via, come un terzino da cui non ti aspettavi un gol.
Umana mi sorride, anche lei è tesa, preoccupata che Galiano si tenga il male dentro.
Allora Anna, per distrarla, le dice di raccontarmi l'altra che ha inventato il padre in questi giorni.
"Ah si? E cosa ha trovato ,ancora quel vulcano?
" Beh, si è inventato di andare in giro con in tasca un mazzetto di erbe aromatiche."
"Ma dai, e perché? Dico io, sorridendo
" Dice che la gente va rieducata, che non riconosce più il timo, l'alloro, il dragoncello.
Allora, per esempio, è andato in banca con 4 stecche di vaniglia, che sembrava fin una meringa”.

La figlia Anna mi chiede se l'accompagno in erboristeria.
"Ma allora, è un vizio di famiglia" le dico sorridendo.
"No, è che domani mio padre compirà gli anni, 78, e vorrei regalargli qualcosa”.

12. Il compleanno di Galiano

La vita raccontata, può essere descritta senza fronzoli. Ha fatto quello, poi questo.
Nella vita reale, siamo descritti dai particolari.
Prendi l'acqua Velva Bluette, il dopobarba di Galiano. Usa solo quello, difficile da trovare.
Contiene alcool. Le pelli dei giovani sbarbatelli si irriterebbero. La sua, dura e fragile per i capillari, ha l'abitudine.
Come l'abitudine ha, Galiano, a valutare le persone, dopo.
Non prima, quando parlano, le parole, bla bla bla.
Dopo, quando c'è la corsa lunga dei fatti.
Quando la persona che sorride, corrisponde ai gesti " gentili" della sua vita.
E' difficile da spiegare, e difatti sua figlia Anna ha un mondo incredibilmente ricco di "immaginare".

13. Forse la ricchezza del mondo di Anna, viene dai "merli di Primavera"
Piccoli uccelli sgraziati con poche piume e una bocca profonda, che cadevano dai rami dove c'erano i nidi, con le uova che si schiudevano a Primavera.
O dai pulcini, che tutti prendevano in mano appena nati.
E quella sensazione di caldo, di bellezza e di tuo, rimaneva tra le dita come sabbia di un bel mare.
Anna ieri mi raccontava della bambina autistica, che fissa le date dell'anno in modo diverso da tutti.
Ad esempio dice, con la sua cantilena meccanica da robot bellissimo, con occhi blu e capelli biondi:
"Oggi, mercoledi 24 marzo 2007 giorno molto importante, per bambina"
Perché? chiede Anna.
"Perché bambina imparato poesia memoria"
Ieri Anna raccontava queste cose al padre, triste confuso e commosso per la brutta malattia del fratello.
E cosi Galiano si distraeva, perso ad ascoltare i particolari dei bambini, merletti di primavera.

14. Erba medica

Cammino nel sottobosco di queste splendide zone del Trentino Alto Adige, o Sud Tirolo, come dicono loro. Hanno mantenuto l'ambiente in buono stato, con alpeggi vitali. E nei masi, negli alberghi, trattano con riguardo il cliente che porta soldi. Come onesti artigiani, costano, ma danno in cambio un prodotto eccellente. Altri albergatori, in altre parti d'Italia, praticano un turismo di rapina, e basta.
Dove vivono Galiano e Umana, invece, la città si è mangiata la campagna, quasi, tutta.
Loro si tengono nei cortili le galline, qualche coniglio.
Ma è un mondo che resiste a stento. Ma per ora, c'è.
Anna mi diceva che sua madre Umana le confidava che era un po' imbarazzata dalle domande che le facevo io sul cibo: e quanta polenta, e quanto tempo, e quando capire se pronta?
Per me, uomo di città, abituato a donne che volentieri parlano della loro arte in cucina è una sorpresa.
Vedevo che, durante la cena, aveva una presenza più riservata, come se avesse tracciato attorno a sé un cerchio di invisibilità, e da dentro, nella semi-luce, ogni tanto un sorriso appena appena.
Galiano va da una stanza all'altra, nel passaggio dalla stanza buia alla luce c'è sempre un riflesso di pianto.
Forse si canta una canzone, dentro, per il fratello che muore.
Forse io penso a come uccide il pollo, con un taglio netto sotto la gola.
Si muove tanto sui piedi, e neanche Adolf, il cane tedesco, ha bastanti trucchi per attirare la sua attenzione.
Forse verrà il temporale, domani.
Bisogna tagliare l'erba medica per le vacche, stasera.
E coprirla, per gli inverni del nostro spirito che vuoteranno i granai.










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