Lino Di Gianni


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Odalengo

Racconti

1. Odalengo, mele a Porta Palazzo


Io, per me, vendo mele a Porta Palazzo.
Al mercato piccolo, quello sotto la tettoia.
Non quello grosso, della frutta e verdura, dove comprano a casse.
Dove il banco te lo montano i ragazzi marocchini. Dove ci sono molti cinesi che vendono vestiti.

No, tutta quella confusione, non potrei sopportarla.
Qui, la maggioranza sono piccoli contadini che portano frutta, fiori, verdura dei propri campi. O cosi dicono tutti. Poi, certo che ci sarà chi compra patate al mercato di Canale, e le vende come sue. A me, per vivere, bastano piccole quantità.
La mia pensione è poca, 700 Euro, al mese. Poi faccio lavoretti, e insomma, va bene cosi. A proposito, il mio nome, per chi vive in Piemonte, non fa una bella rima.

Mi chiamo Odalengo.
Non è che son ricco di famiglia. Più che altro, mio padre voleva darmi il nome del nonno. E mia madre, venuta da un Sud di fame e ignoranza, disse " No, chiamiamolo come il paese dove stiamo".
( Che poi a me, da bambino mi chiamavano Piccolo, essendo la frazione minore chiamata così. A mio cugino, è toccato Odalengo Superiore- povero, chièl lì.)


A questo banchetto del mercato incontro i clienti, al mattino.
E anche qualche amico, viene a mangiare il suo sanguis con il salame cotto tagliato spesso, o con i peperoni e le acciughe.Vicino al mercato c'è la trattoria Valenza, una vecchia piola. A volte ci incontro Rocco, un maestro che lavora con gli extracomunitari.
(Ma lui si arrabbia se li chiamo così. Io rido, e dico " Ah, i Mau Mau, come voi terroni che siete venuti al Nord.) Ma nesuno dei due se la prende. Ci conosciamo da troppi anni.
Sa che io rispetto tutti quelli che lavorano e si fanno i fatti propri.
Per me, passi lunghi e ben distesi, solo se porti rogne.
Altrimenti, mi piace quando vengono a contarmela.
Mi piace prendermi il tempo. Offrire una mela rossa, piccola, gustosa
e profumata di vigna. E guardare se, a chi mi parla, viene l'occhio che ride.
Son soddisfazioni, ascoltare.

Come Rocco, oggi. Che non riusciva a capirsi con una ragazza cinese.
Lui voleva darle un passaggio. Lei non capiva. Lui a disegnare la pianta della città.

Mi tenevo la pancia dal ridere, a sentir Rocco che diceva:
" Sai, dopo tutto quel parlare, lei diceva sempre si. Poi ha iniziato a camminare, ed è uscita. Io mi son nascosto in classe, che non sapevo più che fare, con tutta quella confusione".


2. MiraFlores



Al mattino alle 5, le foglie hanno il massimo splendore.
Nel buio, senza la tentazione dell'aria viziata, del sole che fiacca.

Come due occhi minerali che spuntano dal verde opaco della siepe distinguo lo sguardo di Mira Flores, la mia compagna basca.
Quando io mi alzo, lei è andata a dormire da poco.
Siamo uccelli diversi. Lei ama il mantello della notte, nero sul nero.
Io comincio il giorno aspettando con impazienza l'alba, e se mi attardo dopo il tramonto mi trovano già in catalessi.

Quando ci svegliamo lei mi stringe, per controllare che non sia scappato.
Io un po' rimango, a portare via un po' di quel calore.
Poi vado di là. A far colazione. A leggere.
Fino a che non sento MiraFlores che mi chiama.

Mira Flores, per vivere, suona.
Ha studiato anni, al Conservatorio. Poi, un giorno, la rottura di un legamento.
Niente più chitarra suonata 8 ore al giorno. Muta. Silenzio, per anni.
Fino a pochi anni fa. Niente più chitarra, niente più violino.
Adesso riprendeva, ma con un corpo a corpo più stretto con lo strumento.
Il flauto traverso è un'estensione delle tue viscere, se sei bravo.
Le corde vocali che si stendono come i fili dei rioni a Napoli.
E sei in equilibrio con la pelle che sente le vibrazioni dei toni, dei semitoni, dei colori delle armonie.

L'altra sera mi ha detto " Ody- cosi mi chiama, per brevità- Ody, voglio morire prima io, di te".
- Perché, amore? le ho detto mentre la guardavo intensamente (come il mio melo per vedere che succede.) Perché non voglio che finiscano le cose che ci inventiamo.
I desideri che viviamo. Non voglio soffrire pensando che non ci sei.".
Nemmeno io, Mira, nemmeno io- senza di te. (La propria morte è un pensiero che non si contiene, non si riesce a concepirla.) Invece quella degli altri, a cui tieni, ti assale come il nero di una Pantera nella notte, col fiato che puzza e i muscoli paralizzati.)



3. L'Ape Marcel

Sembrerà strano, l'affetto che Odalengo portava al suo vecchio motocarro, un Ape degli anni 70.Ci caricava le cassette di mele, i cavalletti, l'ombrellone del mercato e una bilancia. Dentro, aveva il cassettino dei Toscani ammezzati, la bottiglia di Grappa di Arneis- per i microbi del mattino, e sotto i sedili, quattro libri in edizioni economica.
Erano anni, che se li teneva lì, per le pause del giorno.
Non sapeva tanto bene perché proprio quelli. Forse per il titolo del libro.
Ma gli piaceva ritrovare le righe sottolineate, rimaste lì mica ferme, ma ogni volta partite verso un viaggio diverso.
"Un uomo che dorme, tiene intorno a sé in cerchio, il filo delle ore, gli ordini degli anni e dei mondi"*
Cosi, per gratitudine all'autore, aveva chiamato Marcel il suo vecchio Ape, perché con il suo movimento lento e il carico di profumi gli sembrava di muoversi come una formica nella tappezzeria della stanza a Combray " dove si dorme quasi all'aria aperta, come la cingallegra cullata dalla brezza in cima a un raggio "*.

Eh, Marcel, facciamo insieme questa salita.
Io non ti tiro il collo, tu non lasciarmi col culo per aria.
Stamani ho degli appuntamenti importanti.
Sempre che vengano, neh poi.
Forse verrà la signora cubana, quella che si chiama Tapas.
Ha sempre un basco rosso e scarpe col tacco, cammina dietro al
suo Chihuahua che ha chiamato Fidel, e quando mi incontra al mercato,
sapendo dei miei trascorsi politici, alza il pugno di nascosto e ridendo mormora,
!Viva la Revolucion. E io alzo il pugno intrepido e insieme al suo ciuffo biondo faccio abbaiare Fidel al suono di Hasta la Victoria, Siempre.

Poi prendo il vasetto di miele e le mele renetta, per la sua torta.
Stamani aspetto anche visite dalla Svizzera, una donna che mi regala sempre dei foglietti di carta di pane con scritte poesie. E una signora russa che mi ha promesso dolcetti da Dubai. Si, nostra patria è il mondo intero, mi è sempre piaciuta, sai Marcel?
Ah, dimenticavo. Una cara signora napoletana mi ha promesso le sue mele Annurca, splendide e saporite. Non vedo l'ora.



o Alla ricerca del tempo perduto.Marcel Proust.




4 La Rapina

Seduto su bordo del Lungo Po, con quel senso di acqua che scorre.
Acqua sporca, per non dimenticare il male che c'è in giro.

" Una rapina, dovrei fare una rapina , pensava - tra sé e sé, Odalengo.
Basterebbe studiare le abitudini della guardia , degli impiegati.
Presentarsi gentile, con voce candida. Una maschera di Totò sul volto.
E poi allontanarsi a piedi. O al massimo una motoretta dietro l'angolo.

Sentiva già nella testa gli strilli di Mira Flores " Sei pazzo, brutto sgombro del Baltico?
Ma se è tutta la vita che rifiuti i soldi, anche quando qualcuno ci avrebbe fatto comodo.




No, meglio non dire niente . Le avrebbe fatto una sorpresa, dopo.
Avrebbe detto di aver vinto al Lotto. Soldi perché Mira Flores
potesse aprire quella scuola per ragazzi in difficoltà.

Piena di libri, colori e musica.

Già, ma una rapina, non è uno scherzo. Mai toccata un'arma.
E allora, per i soldi?
Mica li avrebbe fatti vendendo mele. Questo lo sapeva.
In quel momento passò una ragazzina magra, fatta di "fumo" o qualcos'altro.
Barcollava, una bottiglia di birra in mano e delle calze a rete smagliate, nonostante l'inverno.

Un inverno di parecchi anni fa. Una ragazza ribelle, scappata di casa.
Quel pomeriggio di freddo, di sapore agro di vomito in bocca.
Il fumo o la pastiglia da sballo, il vomito che la fece svenire, la roulotte
che si incendiò.
Una lattina bucata, con un fiore secco scorreva, lì davanti, impigliata.

Nella schiuma dei rifiuti.
Figlia di meridionali, ribelle, col suo amore tossico venuto dalla Tunisia,
soffocata e morta come se un Chupa Chupa le fosse rimasto di traverso in gola.
L'urlo , con gli occhi asciutti, della zia.
Le mani dentro la terra. La terra con un peso in più, nel dolore del mondo.

















5. Atti di resistenza.

"Andrò in una notte stellata, che non faccia troppo freddo, su una spiaggia solitaria dove natanti in disuso si calano in mare con poco sforzo e ancora galleggiano ."
(Luigi Pintor. I luoghi del delitto.)


No, nessuna rapina. Era uno scenario troppo estraneo a che aveva combattuto tutta la vita le violenze, quelle fisiche sui più deboli, ma anche quelle altre, più nascoste.

La violenza di non far vivere i bambini in mezzo alle cose naturali: campagna, alberi, animali. Veri e vivi, con gli odori e le puzze, i cambiamenti, le necessità del terreno di rifornirsi di Sali minerali.
Invece, si riempiva la testa e gli occhi di automobili, soldi, e donne da godere, con rapina .
Ecco, il furto, la cifra segreta di una società cosi che ti ruba del tempo necessario.

Io assegnerei ad ogni nuovo nato un albero, un cucciolo e un quaderno.
Questa capacità di cura, sarebbe il suo conto in banca per il futuro.

Pensava, Odalengo, a quella pellicola salvata, girata a Sarajevo con l'ultimo film del suo grande attore preferito, Gian Maria Volontè: Lo sguardo di Ulisse.
Testimone della memoria, aveva cercato di salvare la cinemateca dalla guerra.

Salvare i sogni dalla barbarie. Ma l'attore era morto sul campo di guerra , in scena e nella realtà.

Ecco, forse Odalengo poteva salvare i semi delle mele più rare.
Tramandare i profumi, i sapori di una mela, piccola bomba a mano della biodiversità lanciata nei tempi bui che si annunciano a venire.


6. Immaginazione.

"Il giovane sedeva solo, con accanto l'ombra della sua sconfitta, vicino a una comitiva di donne e bambine in gita[…] Pensava : i poeti vivono e camminano insieme alla loro poesia. L'uomo a cui è dato avere visioni non ha bisogno di altra compagnia"

Ritratto dell'autore da cucciolo. Dylan Thomas.



Odalengo rimunginava tra sé e sé. Attorno automobilisti ,con l'aggressività di bestie in stato di costrizione, protetti da scatole di latta.

Ripensava a un corteo per l'otto marzo ,in cui anche i maschi compagni avevano partecipato , per sostenere la giornata di lotta.
No a un giorno solo, no alle mimose e basta, ecc ecc.
Quasi tutte le compagne non sapevano mai se quella giornata serviva. Se farla. Se avesse senso.
Odalengo ripensava alle forme di ansia, di nevrosi di alcune.
E a quelle altre, con problemi veri.
Come Ana, che veniva a comprare ogni tanto. E si fermava un poco a parlare.
Le aveva fatto trovare anche qualche libro in italiano.
Era clandestina in Italia, e per arrivarci aveva dovuto avere soldi e coraggio.
Con due figli grandi, in patria, li manteneva col suo lavoro di badante.
Assisteva vecchi che i figli italiani si scaricavano.
Aveva le lacrime agli occhi, un giorno. Insieme al lavoro aveva perso la casa in cui dormiva.
No, la lotta per avere una società in cui le donne non subissero violenza, non era finita.
Il brutto era che per alcune parità voleva dire essere uguale al maschio nella cazzate.

Era il 1993 quando le corsiste spagnole e argentine del suo amico Rocco dissero: stasera, niente mariti.Per l'otto marzo anche noi in discoteca per vedere lo strip dei maschi.
E quest'usanza, ancora continuava.










7. "Grigia è la teoria, amico mio, ma verde è l'albero eterno della vita"


Sono parole di Mefistofele dal Faust di Goethe.

Nella piazza di fronte a casa, prima di salire i cinque piani a piedi quotidiani, Odalengo si siede sulle panchine.
Di solito in silenzio, con un giornale .
Gli piace scoprire il futuro leggendo le vecchie notizie. Notizie di piccola cronaca.

O le notizie di cronaca internazionale, di cui pochi si occupavano.
Per esempio sull'uso di bombe al fosforo su donne e bambini a Gaza, e i dottori che avevano i feriti privi di sangue, e non capivano perché morissero.
Per esempio le nazioni che facevano a gara per farsi dare gli appalti per ricostruire le case a Gaza.

O gli omicidi di donne giovani a Ciudad Juàrez: una città del Messico dove la droga e la delinquenza e la polizia corrotta facevano sparire da un giorno all'altro moltissime ragazze, senza che nessuno protestasse, nel mondo.

Poi, non c'era bisogno di girare tanto.
A volte, nel suo palazzo qualche donna straniera veniva minacciata col coltello dal marito.

Cosa si poteva fare, cosa per servire e non sentirsi in colpa.
Odalengo non lo sapeva, e non ci voleva pensare.
Se c'era una pianta di melo attaccata da un parassita, si cercavano i rimedi, che non inquinassero.
Bisognava salvare i morsi di domani, serbare i profumi per le generazioni a venire.
Prima che diventassero tutti fantasmi chiusi in casa, come alcuni giovani giapponesi.

Oggi tira vento, le nuvole saranno spostate, gli alberi dei meli saranno verdi nel cielo terso.


8 . Le bolle tagliate


Quando Odalengo è in crisi, lo capisco subito. Se vado a casa sua, a trovarlo, vedo le persiane chiuse. Se suono, non c'è. Se lo chiamo al telefono, non risponde.
Allora aspetto un po', poi salgo e busso. E lui apre.
Mi fa entrare, poi chiude e va sul balcone.A continuare a fare le bolle di sapone.
Concentrato e con la faccia scura vuole prendere al volo una bolla: per tagliarla esattamente a metà. Con una lametta.
Dice che è un esercizio da samurai: un millimetro più in là , la bolla scoppia.
Ma nel punto giusto, e se l'occhio segue il polso fermo, la bolla si divide
esattamente in due. Quando è cosi, so già di che si tratta. Ma faccio finta di prenderla alla larga, perché so che si offende.
E' molto permaloso, anche se non lo ammetterebbe mai( appunto).
E' scontroso e diventa testardo come un mulo. Sguardo fisso e occhi bassi( sulla bolla).

" Hai avuto guai con il tuo ape? Non parte?"
Già, risponde lui, anche quello. " Mm la storia del gas, poi che ti dovevano mettere?
Niet, non andava bene il tubo, sbagliato l'attacco.Io preso femmina-maschio, ci voleva femmina -femmina. " Be', dai Od, succede".

Vedo lui che posa le bolle e inizia a fumare un sigaro.( Mi allarmo)
"Ehi, Od, che succede..hai ripreso a fumare? Non avevi smesso? Con tutta la fatica che ti è costata.." Sento dire solo un nome, tra i denti, mentre si accende un mezzo toscano
e sparisce dietro una nuvola blu pestilenziale: Mira Flores.
Poi col sigaro crea una bolla di fumo che lancia sul filo d'acciaio della lametta.


9. IL MONDO NELLA TESTA

Le lingue dentro la testa.

Rocco, l'amico di Odalengo, usciva dal lavoro con un mondo dentro la testa, una testa dentro il mondo. Gli stranieri lo chiamavano l'uomo dei libri, perché ne riempiva le borse.Lui si avvicinava sul bordo dei mondi seduti, e ne aspirava gli odori che si portavano appresso: la cucina coi fritti, il glutammato, i ravioli al vapore dei cinesi
le pietanze di carne, la menta dei marocchini, tunisini. Il profumo di caramelle dolci alla gomma delle nigeriane. Lo sguardo lento e vigile della microbiologa inglese, o le agitazioni dei paesi dell'Est.
Rocco prendeva dei libri e cominciava a intrecciare il filo dei suoni, delle parole, dei significati: "A la manana siguiente, sentado en el suelo de mi abitaciòn, me dediquè a abrir, caja tras caja, los regalos"

" Assis par terre dans ma chambre, le lendemain matin, je dechirai l'un apres l'autre les emballages des mes cadeaux". " Sitting in the middle of my room the next morning. I ripped open box after box of presents".
" Il mattino seguente, in camera mia, guardai I regali che avevo ricevuto"

( Il problema era con i marocchini analfabeti o con pochi anni di scuola nel paese d'origine. E con i cinesi che scrivevano a ideogrammi e che, per dire un tempo verbale, cambiavano solo la particella temporale -ieri oggi domani. Spesso Rocco e i corsisti ridevano da soli, come fossero un pò folli. Era la sola espressione che li univa tutti.

10. Poesia. Odalengo

Ho trovato sul tavolo , in casa di Odalengo,
un quaderno aperto.
Dentro, questa poesia.

Mise 15 orsi di pezza, sette rosa e otto azzurri
Allineati sulla mensola
Al limitare del bosco.
Poi aprì il fuoco,
tra sollevarsi di talco
Alcune foglie ricaddero intatte,
d'un verde piu scuro nell'incerto del prato.
Appoggio' il capo ad un pietra
esposta finora al sole del mezzogiorno
cercò di assorbirne le attese,
la calma abitudine
a un momento d'incontro
Si rivide con gli occhi
di ciascuno degli orsi,
ora in fuga, ora allegro.
E pianse.

( Non pensavo Odalengo scrivesse versi.
Ma forse è solo ricopiata.)


11 Odalengo e il corvo

In una pagina seguente, nel quaderno di Odalengo trovo scritto:

" Non mi serve scrivere poesie, bisogna che chiami Mira Flores.
In fretta. Prima che distrugga a calci le porte della baracca che ha nell'orto.
Quando è nervosa, niente serve come quella baracca, quelle assicelle che offrono poca resistenza. Bisogna che parli con Mira Flores.
Le dovrei far capire che faccio pizze tutti i giorni per poter un giorno
fare quell'unica per lei, all'istante, perfetta come Van Gogh mise 7 anni per il volo
del corvo disegnato nel tempo che ci vuole per un battito d'ali


12 Nusrat

Odalengo ha un amico pakistano. Speciale, molto speciale.
Ha la pelle cotta dal sole, come un pescatore siciliano di Mazara del Vallo
La barba bianca, e quando ride si creano due vuoti scuri nella bocca e due risucchi nelle guance. E negli occhi, scintilla il sole al massimo dello Zenith.
Si chiama Nusrat, è in Italia da tempo innumerevole. Se scopre in te la sincerità, ti mette una musica, una musica della Confraternita Sufi a cui appartiene, e ti dice:

" Se il tuo cuore è puro, abbandonati, e la musica ti porterà al Dio"

13 . Osservazioni dietro un libro.

Odalengo aveva un amore particolare per i libri. Se li portava dietro con noncuranza,e quando poteva, nei luoghi più diversi, si fermava e leggeva.
Perché, pensava, dove la mente è libera come lepre nei campi, lì è la mia casa.
Gli piacevano i libri sottili, che si aprivano all'esploratore come un labirinto.
Dove sembrava che un altro stesse vivendo le avventure e tu sulle sue spalle, in groppa, muto testimone delle tigri con la rosa in bocca, perso nel sogno di una partita a scacchi giocata in due sui ghiacci del Profondo Nord.
La bellezza del libro gli fece venir voglia di scrivere.
Si mise a scrivere pensando a sè stesso come un uomo ateo, in cerca della bellezza contenuta nelle diverse religioni. E scrisse questa poesia:

Il Mondo rotondo

Dentro la testa un passaggio verso
l'arcobaleno, senza la pignatta
e prima della pioggia.
Come aprire una porta
nella stanza di Parigi e
uscire a Mosca.

Per inventare i suoni
dentro il proprio corpo
foresta e pista dei cammellieri.

Da quando sono piccolo
che li aspetto, con i bagagli pronti
le preghiere mute
e lo zenit a piombo sopra di me.

Dentro la testa dervisci roteanti
usciti da un libro Sufi
rifiutano di fermarsi.

Non smettono di salmodiare
e le mie pene prendono slancio
si trasformano in pianeti
con le stelle asciutte,
con le mani piccole
con la richiesta ancora
con la misura colma..


Dentro la testa assenza di vento
il coro delle cicale s'è fatto attento
se vuoi sapere dove dirige la corrente
se vuoi sapere il vuoto, il fermo immagine
il vero nucleo pulsante
respiro, sguardo, e la curva degli occhi
inventano adesso il mondo rotondo


14. Odalengo e Robert De Niro

Un giorno accadde pero' che , mentre Odalengo stava leggendo un libro accanto al portone d'ingresso del suo palazzo, qualcuno lo chiamò.

" Ehi, tu, vecchio. Che fai, messo lì in mezzo al passaggio. Non vedi che dai fastidio?"

Odalengo sollevò lo sguardo e vide l'uomo del terzo piano, il gran sdentato - zoppo e con l'occhio cattivo. Erano in tre, gli altri due giovani bevevano una birra alle 7 del mattino.
Pronti a cercare la rissa.
Poi accadde un fatto incredibile...

( Robe che se uno non le inventasse scrivendo, non succederebbero mai )

Il gran sdentato, zoppo e con l'occhio cattivo vide il libro che Odalengo stava leggendo, La ricerca del tempo perduto di Proust e disse: " Ehi, un momento, ma lo sai che io ho venduto la prima edizione di questo libro per 3000 euro?
Fermi tutti, uno che legge un libro così, merita di essere un mio amico,
vieni al bar che ti offro un caffè corretto al Fernet"

Odalengo rimase senza parole, contento e stordito
che un possibile pirata si fosse rivelato un collezionista e venditore di libri rari.
( La vita supera sempre la fantasia)
I due giovinastri se ne andarono, e il vecchio sdentato iniziò a dire:
ma lo sai che ho veduto dei manifesti di film rari a Robert De Niro?


15 sbucciamela


A Odalengo piace inventare
gli strumenti più strani. Oppure , se li vede, fa come un cane da punta.
Li fissa nella sua mente, finchè non li cattura.
Oggi, in una vetrina, ha trovato uno
Sbucciamele, attrezzo futurista inventato da un contadino veneto, nel lontano 1936,
un certo Galiàno.Questo straordinario attrezzo meccanico gira soavemente,
toglie la buccia delicatamente, toglie il torsolo della mela e con-tem-po-ra-nea-mente : te la fa a fettine.


16 fringuello


Un altro degli oggetti che si teneva in casa Odalengo.
Un orologio a cucù con dodici versi di uccelli che cantavano a tutte le ore.
( Fringuello*, Cuculo, Cinciallegra, Picchio rosso maggiore, Tordo bottaccio, Barbagianni, Scricciolo, Merlo, Cinciarella, Usignolo, Pettirosso, Allocco).
Grazie a un sensore, al buio tutto tace, persino gli uccelli notturni .

Odalengo è un contadino di città. Ignora tutto di innesti e alberi da frutto.
E' un marinaio di montagna, va a navigare per sentieri solitari facendo escursioni nelle valli.
E' un alpinista di mare, cerca le pareti a picco sul mare, per sentire l'odore e il sale tornare alla pietra.

* fringuello

A causa della carne molto pregiata, i fringuelli, sono stati oggetto di caccia spietata
Un tempo era usanza accecare i fringuelli per migliorarne il canto, pratica inumana. Anche se arrecano danni all'agricoltura, a questa possono in definitiva considerarsi utili per la distruzione di insetti e di semi di piante nocive. La specie è protetta dalla legislazione vigente.



17. Mele e pane
Odalengo, lui, guarda la diversa grana delle mele.
Sapore, colore, profumo, e consistenza.

Alcune mele sono brutte fuori, ma ricche di promesse.
Altre, quelle che Odalengo evita, sono lucidate.
Rosse o gialle promettono e non mantengono.
Perché sono maturate nei contaneir, nei grandi magazzini.

Odalengo insegue anche il sogno di fare il pane.

Certo, le pizze ormai vengono.
Pizze bianche, sottili, gonfie di bolle d'aria.

Ma il pane, maledetto, non cresce nel forno.
Oggi ha chiesto la consulenza a una sua amica marocchina

Lei, gli ha spiegato certi suoi segreti nell'arte di fare
il pane in casa.

Per esempio, la farina da usare deve essere..

18. Porte chiuse
venerdì, 27 marzo 2009
18. Porte chiuse

" Buongiorno, signor Odalengo. Complimenti per le sue mele. Son tornata a comprarne."
" Ah, bene. Son contento. Lei è la signora bionda che l'altra volta aveva quel cappello rosso"
" Si, il mio basco rosso, se lo ricorda? Senta, ho visto che il suo vicino vende patate.
Lei sa, per caso, quelle più adatte a fare gli gnocchi?

Odalengo fece un mezzo sorriso, e passò a incartare altre mele.
"Mai fatto gnocchi, in vita mia".

Quel giorno, all'una passò dal banco il suo amico Rocco.
Passeggiava avanti e indietro, prendeva una mela e la spostava.
Prendeva una cassetta e la svuotava. E non parlava.

" Ehi, Rocco, che ti succede, ti è andata storta la mattina?
"Odalengo, senti, lasciami perdere. Sono incazzato nero."

Odalengo prese una sediolina pieghevole, due mele delle più profumate e disse a Rocco:
" Dai, siediti un momento qui, conta perché ti girano tanto le bale. Queste mele san di vigna, assaggia"

Rocco tira un morso, e dice una frase. Ma si ferma, guarda per terra e poi sospira.
" Odalengo, è che la speranza mi sta scappando come una lepre dalla tana.
Anche oggi un morto sul lavoro qui, in questa città. Seppellito dal terreno mentre scavava.
E quelli della ThyssenKrupp. Te li ricordi, Ody?"
"Certo che me li ricordo, Rocco, passo ogni mattino davanti a quella fabbrica di merda"
" Beh, oggi al processo hanno dimostrato che se ci fosse stato un macchinario di 20.000 euro, l'incidente non ci sarebbe stato. Scintille hanno incendiato l'olio, capisci?

"Si, Rocco, sono dei figli di puttana"

Rocco era nero. Triste, solitario e finale. Pensava alla sua amica corsista peruviana.
Si era trasferita e altri Ctp non l'avevano presa, perché senza permesso di soggiorno.
Pensava al suo amico marocchino e alla moglie: la cassa integrazione finiva ad aprile, e avevano due figli. " Odalengo, in questa società, i primi a cui tolgono la sedia da sotto il culo, son sempre gli stessi. I terroni di ieri, gli stranieri di oggi. Gente che con 800 euro faceva i salti mortali, ma ci viveva.
Ma oggi?

19. Torta di mele di Odalengo
domenica, 29 marzo 2009
Odalengo, non segue le ricette.
Più o meno, segue le quantità.
A occhio.
A spanne.

Odalengo ha letto una ricetta, poi,
avendo fortunosamente 2 uova e il lievito per torte
(ma niente burro)
ha provato, cosi, mettendo un po' di farina,
un po' di zucchero..senza tortiera..insomma..



20. Strage di migranti

C'è chi parla di un centinaio di persone disperse nelle acque davanti alla Libia e chi sostiene che siano addirittura duecento; fonti che affermano che almeno due imbarcazioni sono naufragate e chi dice, invece, che a ribaltarsi è stata una sola carretta del mare con 253 migranti a bordo: una delle poche certezze è che un altro barcone, con oltre 350 clandestini, è tornato in porto solo grazie all'intervento di una nave italiana. E che in questa ennesima strage di disperati tra l'Africa e l'Italia sono finora 23 i vivi recuperati e 20 i cadaveri.

Odalengo è incazzato, scontroso, per queste cose che succedono.
Non sa cosa fare, e scrive, poesie impoetiche e brutte. Da cuore gonfio.

Se potessi, ah,
volesse il Cielo che..
mischierei un po' le carte,
con umiltà, precisione e senso del dovere
mi permetterei di far rinascere alcuni.

Mi prenderei cura di loro,
perché abbiano un ' abitazione,
possibilmente infame, che di notte
mentre dormono, sentano
il cammino di schifose zampette
e corazze di boje panetere.

Che il loro cibo sia scarso e poco variato
che abbiano denti molto cariati
e genitori infelici con
poco o nessuna fortuna.

Cercherei di farli migrare
e affondare in qualche Lampedusa
di sposarsi e mettere gravide
donne senza amore.

Se, dopo tutta questa attenzione,
riuscissero ancora ad amare
le parole tanto da farne
delle scarpe di vento
io renderei grazie a Colui
che non rivela niente
che non sia già
tutto nello sguardo
che accompagna.

21. Odalengo e i sogni

Odalengo non ricorda mai nessun sogno.
Forse sogna, forse non ricorda.

Durante il giorno, invece si.
Più che sogni, sono assenze. Ecco, uno scivolare via,
nell'altrove. Forse già vissuto.

Una brace che sta finendo, una spiaggia
dei ragazzi che dormono per la prima volta sulla
spiaggia.
Lui dorme vestito, come tutti
il freddo, l'umido, unghie che ti scavano all'alba.

Pure, lui dorme contro i jeans di una ragazza sconosciuta.
Tutta la notte, senza avvicinarsi, senza dormire.

E quel frammento, ancora nella brace consunta,
è arrivato fino a qui, over the rainbow..
22.La voce

Odalengo sta perdendo la voce.

Non il suono, ma il tempo del parlare.

Tutti sembra che abbiano tante cose, sempre, da dire.
E chiedano risposte lunghe, articolate, complesse.
Odalengo, anche per l'ascolto, ormai fatica.
E per lo sguardo, necessita di una riduzione, dei particolari.
Di un fuoco visivo.

Spesso solo una musica crea una bolla per accudirlo.
A volte necessita invece il silenzio.
La muta crescita di un fiore, il moto incerto di acque del fiume.

O la lettura non affannosa di una persona che scrivendo ti semina
un mondo dentro.
Tu, lettore, sarai suo fiore e frutto.

Restano gli occhi, a chiedere e interrogarsi.
Ma è un guardare assorto, senza centro,
senza interlocutore.

Il prisma di uno specchio rotto

23. Odalengo e la musica

Odalengo e la musica.

Odalengo non capisce niente di musica classica. Gli piacerebbe, capirne.
Ma non è così.
Una volta, durante un tentativo disperato di Mira Flores di fargli
conoscere opere significative, ascoltò Šostakovi?.
" Ehi, ma questo è Walt Disney"
( Mira Flores, dopo quest'uscita pensò di lasciarlo..)

Naturalmente, alcune cose dei grandi Bach, Mozart, Vivaldi
le apprezza. Ma, di fronte al fatto che qualcuno senta le voci dei
singoli strumenti, il colore dell'interpretazione, no, niente.
Poco piu di un analfabeta.
E mentre Mira Flores suona pezzi barocchi col flauto, lui apprezza e capisce.
Se già va sul moderno, gli sembra che la musica diventi un labirinto.
E Odalengo, che cerca il filo dell'uscita.
lunedì, 06 aprile 2009
Leggere, smettendo di vendere mele.
Leggere, smettendo di parlare e rispondere solo con lo sguardo.

Odalengo aspetta che la banca apra, e intanto legge un libro.
Finalmente, tra i tanti che assaggia e ripone disgustato, qualche libro
che morde come cane ai polpacci.
"Slow man" si intitola questo libro:
Di un uomo che ha un incidente mentre va in bici
E poi gli devono amputare una gamba.
Quest'uomo è solo, divorziato, senza figli:
E meno male che puo' prendersi una badante
Odalengo cercava libri che lo trattenessero, che gli dicessero:
" Ehi amico, fermati un momento, ascolta cosa ho da dire".

24 .Ramasin
martedì, 07 aprile 2009
24. Ramasin


Ieri Odalengo stava cercando di perdere tempo.
Non aveva voglia di caricare le cassette di mele.
Non ha mai voglia di eseguire ciò che necessita. Si distrae. Fa altro.

Allora per esempio, è andato a trovare Ramasin, una sua amica che non
c'è mai in casa.
Sempre in giro ad assistere qualcuno.
Una volta la madre, una volta un parente, o degli stranieri o una vecchietta.
Ramasin non ha mai tempo. Ma telefona.
Magari nei 5 minuti di pausa di un giorno pesante.
Magari guidando, con la pianta dimenticata sul tetto, o il tappo della benzina aperto.
Ramasin chiama., si informa, riannoda il filo.

Odalengo usa il telefono solo per ricevere.
Troppo invasivo, non chiede nenache permesso, non dice buongiorno-buonasera.
SE ci fossero ancora i piccioni, sarebbero l'ideale, per la posta.
Certo, se Odalengo sapesse di computer, ci sarebbero le email.
Ma, l'utimo computer l'ha usato per sedersi sopra in piazza, dicendo
che non era neanche tanto robusto, neh.

Ieri sera, Odalengo era cupo per gli sciacalli
in tv, a fronte dell'ennesimo omicidio bianco
attraverso l'uso del terremoto.

Odalengo dice,
mettiamo i costruttori,
nelle case non sismiche:
che abbiano la lunga paura dell'attesa.

25. Il Muezzin
martedì, 07 aprile 2009
25. Odalengo e il richiamo del muezzin

Mira Flores dice che , ultimamente Odalengo parla solo di pane, pizza e dolci.

Odalengo risponde che non è vero.

Nel senso che non ne parla tanto.

Che però faccia continue sperimentazioni sul pane e sulla pizza, è reale.

Troppe le variabili da controllare: lievito, farine, impasto, forno.

Ad esempio, il sale non deve toccare il lievito.Allora lo mette con l'acqua e il latte.
Mischia farine bianche, di semola e di buratto.
Due ore di lievitazione.
E il forno? Piastra bollente prima, o dopo?
Insomma, la preghiera del pane che si alza verso il cielo, si alza
piu volte al giorno, da Odalengo.

E il forno è il suo muezzin, che chiama al raccoglimento.

26, Jalla Jalla
mercoledì, 08 aprile 2009
La benzina? C'è.
Candele, olio? A posto.
6 Cassette di mele, basteranno?

Odalengo deve fare una consegna urgente, lontana, parte stanotte.
Certo, il suo Ape Car, non è il mezzo più celere del mondo.
Ma cammina, questo è l'essenziale.

Deve fare il cammmino da Occidente a Oriente.
In mezzo alla neve, alla pioggia, alle pozzanghere .

Va beh, esageruma nen.

Diciamo in mezzo alla farina, pesce fritto pronto.

Naturalmente, niente di pronto.
Cosa c'e di piu bello che disertare alla guerra del viaggio organizzato?

Se qualcuno passa di qua, e sente scoppiettare un motore,
significa che il viaggio è in corso.

Quando Odalengo parte in direzione Mira Flores
il viaggio è un po' come in quella poesia che aveva scritto:

"
cartomante in quel di Bruges, cercavo le mani , evitavo gli occhi nei sobbalzi d'umore
predicavo sorti quiete che non avessero a risvegliare i gufi e le civette che si covano dentro
mi accontentavo di un po' di pane, meglio se col formaggio.
Un giorno , nell'ozio, iniziai a cucire le storie
di quelle vite lette solo nelle mani
stavolta le bocche parlavano, ma non con suoni per tutti
piu che altro erano scarti, deviazioni di strade- gesti dimenticati che io riesumavo
cucivo con filo leggero, sottile imbastitura da reggere fino al primo sforzo di libertà.

Dopo ti ho incontrata , non ho guardato le mani
non ho cucito una storia, troppo preso a rincorrere
venti e cieli e nastri di fortuna
e il tuo sorriso d'amore
ancora m'irrompe
come cavalli al galoppo
di 27 cosacchi del Don, innamorati

27. Odalengo e i treni
sabato, 18 aprile 2009
L'Ape Car di Odalengo si è fermato. Rotto. Cimito.
Non resta che caricarsi di valigie e prendere il treno.
Odalengo va, prende quello costoso, per non cambiare.
Ci sono pure le spine per i computer, che Odalengo odia.

Sul treno tutti hanno le cuffie per la musica, ma non c'è silenzio
perché nessuno sente il rumore degli altri.

Sul treno i piedi " vanta sacrificheli" , bisogna tenerli sacrificati,
nel poco spazio. Hanno previsto le spine, ma i piedi sono un extra.

Quando Odalengo aspetta un treno, ci prende sempre l'ansia.
Forse non si ferma, forse è il vagone sbagliato, forse il numero di prenotazione
l'han dato a due persone contemporanee.

Una volta, d'estate, Odalengo si appostò all'inizio binario, per prendere al volo
il treno aprendo con comodo la porta.
Arrivato in stazione 1500 persone salirono prima di lui, appeso all'esterno
di un vagone blindato perché riservato alle colonie.

28. Pasqua in treno
mercoledì, 22 aprile 2009
Dai , conta, conta Odalengo, racconta al tuo vecchio amico Rocco..
ho saputo che …son successe cose turche, a te.. a Pasqua, vero?

Mm, chi sono quelle malelingue che frequenti, eh, vecchio babbione di un maestro..

Ma dai, che vuoi che sia ..l'hai già raccontata in piola, l'altra sera.
Io non c'ero, ma Margot ha riportato tutto. Che ridere, e ci ripenso.

Beh, guarda, Rocco. A te non la racconto, va bene?
Palla lunga e pedalare.

Va bene, va bene. Non ti scaldare, Odalengo. Se non vuoi, non vuoi.
Ma a Venezia, ci siete andati, poi?

Eh !

Col treno?

E certo !

Allora, la storia è che dovevate partire alla sette del mattino,
poi Mira Flores ti dice una frase che ti fa andare in bestia, e allora tu..
a proposito, Margot non ha detto qual era la frase incriminata..

Non l'ha detta perché non la conosce. E resterà un segreto, capito ? razza di rimbambito
curiosone. Guarda Rocco che è meglio se pianti lì di rompere le balle..

Ma dai , Odalengo, con tutta sta storia tenera di
te che parti di furia, lei ti accompagna al treno, tu che le dici di uscire dalla stazione,
lei che va via e poi tu la segui alla macchina e poi te che vai sul binario e lei che..

insomma, Odalengo, da tenersi la pancia da ridere visto che non hai piu diciotto anni..

Vabbe, Rocco, che vuoi che ti dica, che non cresceremo mai?
Che se ami veramente è come se fosse sempre fulmini e tempeste
e ogni tanto calma apparente?

29. generali nei letti di lana
lunedì, 27 aprile 2009
Ehi, Ody, ma..a cosa ti serve quella corda, messa lì- così?

Niente, niente Rocco. Lascia perdere.

Mm, te non me la conti giusta. In questi giorni, ti sto osservando, sei sempre nervoso.
Cos' è che non gira, Odalengo?

Ma no. Niente. Tutto bene, benone, benissimo.
Le mele van bene, l'ape funziona, Miraflores sta bene. Insomma..caro Rocco.
La realtà è che..che la merda sta salendo fino alla bocca, e fra un po'…

Ehi, Ody amico caro, amico bello, non venire a dire a me ste cose, che le so.
Non sembra, ma le so.Mica son rimbambito. Ma non serve buttarsi giù, come fai tu.

Ah, e quella donna morta annegata col suo piccolino? Diciotto anni. Ti rendi conto?
Solo per cercare un futuro, è andata a morire.
Solo per prendere voti, fanno i duri che respingono i " clandestini".
Ma li vedi che facce che hanno, questi del governo?
Ci pensi al loro senso etico?
A cosa vuol dire, per loro, rischiare la vita per avere un futuro?

Lo so, Odalengo. Lo so. Vivo tutti i giorni a contatto con chi
mi mette di fronte alle scelte dure della propria vita
Non ho che una lingua, e non è la mia.

trenta odalengo e l'ombra
venerdì, 05 giugno 2009
Te lo sai, si capisce la luce solo
se hai conosciuto il freddo della zona d'ombra.

Si, Odalengo, quando cominci cosi, mi vengono dritti i peli.

E tu bassali, Rocco, i tuoi peli.
E sforza gli occhi a rimanere aperti.
Perchè l'ho vista, stamani, la maschera oscena
che ti mangia da dentro.

Pensi anche tu, Odalengo, che abbia quella
tremenda malattia?

Si, Rocco. Niente è cosi brutale da vedere, che ti svuoti
come un cappotto troppo largo,
con il tessuto rivoltato.

Solo che le pieghe che non riesci a tirare
son quelle della tua faccia, del tuo corpo
col sangue che si fa acqua
e invece dei pesci rossi
dei granchi ti cercano gli occhi.

Odalengo e Rocco si misero a bere
passandosi la bottiglia di grappa, loro astemi,
nel mentre che il cielo - riflesso nella bottiglia
diceva che esistono più cose tra cielo e terra che..

31 Odalengo e la valigetta verde
martedì, 09 giugno 2009
Odalengo, e la sua borsa verde.

Odalengo a volte porta a spasso la sua valigetta verde.

Si, a spasso come un cane con gli occhi dolci.
( Un cane che aveva amato molto, Astus, parlava francese in un'isola
piena di azzurro )

Questa valigetta verde , in origine, conteneva il gioco del Go.
Un gioco molto affascinante: si circondava l'avversario con pedine
nere o bianche (quasi fagioli di ceramica).
Una scacchiera di legno con segni di nodi
Due sacchetti di velluto racchiusi da eleganti cordoncini neri.

Ma, c'era un problema.
Odalengo non sapeva giocare. Il manuale troppo barboso.
E non aveva mai nemmeno trovato nessuna donna, che desiderasse
imparare il gioco.

Allora Odalengo s'immaginava partite inventate, con regole approssimate.
Lui che pescava esitante e disponeva su un nodo.
Lei che sospirava con tono rauco da bambina samurai, e mette la pedina nera.
Lui che si disponeva a circondarla..
Oggi, Odalengo nella valigetta mette alcune delle sue magie.
Ad esempio…


32 Ody in campagna
sabato, 13 giugno 2009

Per tornare a casa, Ody fa una strada che costeggia la campagna.
Dietro, sul fondo del suo Ape , qualche cassetta con foglie di pesca avanzate.

Quasi in vicinanza del suo paese, Cicengo, gira per una stretta strada che sale e scende tra prati collinosi e curve che chiudono la vista.

Poi , scoppiettante, scalando le marce come fosse una cinquecento,
entra nel cortile e lascia sempre le ruote un po' girate.
" Si sa mai, che devo partire in fretta e furia."

Appena entra in casa, guarda il camino, di quelli vecchi
da fuoco e cibo la sera, col gancio che pende al centro,
mica come i moderni - da quattro soldi.

Attraversa il fresco della camera da letto, ma poi sale su
nel posto preferito:
Un fienile vuoto al primo piano ,con vista sull' orto, sulla vigna.

Eh, sulla sdraio, con la sigala.....Odalengo
pensa d'essere in mezzo al mare
mare d'alghe e di onde satanasse
Un mare che entra nelle strade
e si ferma solo aspettando i marinai,
che s'imbarchino con le loro caprette

33. Odalengo e l'arrivismo
venerdì, 26 giugno 2009
Odalengo, nei confronti dell'umanità
porta un grande rispetto.
E' nei confronti di qualche singola esponente,
portatore di miserie quotidiane, che invece se la prende.

Di quelle persone che, entrate in una stanza, fiutano l'aria
con i denti da roditore che macinano,
i baffi frementi che intercettano possibili convenienze.

Qualsiasi cosa facciano, pensano al loro piccolo tornaconto
personale. Di soldi, di visibiltà.

Odalengo si arrabbia, e comincia a sudare.

Ieri mi raccontava di aver deciso di fondare un
movimento.
"Un altro?" gli ho chiesto?
O non ne sono già falliti abbastanza, in divisioni sterili?

Lui mi ha guardato come se si aspettasse, questa cosa qui.
E con un mezzo sorriso, ha aperto un libro,
mi ha mostrato una pagina.


" Vedi qui? Ecco, vorrei segnalare una scena tenera,
tra due bambini.
Il libro non è granchè, ma questa..questa scena, vale.

Incuriosito, leggo, e sorrido.
Leggo, e sorrido.
In questo paese dell'estremo Nord, con un gelo impossibile
un ragazzino, per dichiarare il suo amore alla sua piccola compagna,
trattiene per tutto il percorso la pipì, per poi "donarla" sui piedi
della ragazzina, unico modo intimo per scongelarle i piedi.
( il libro è Desiderio, di A.Brink)

34. La parola sbatte le ali
martedì, 01 settembre 2009
Sulla mano,un morso.

Il cane Adolf, con le sue mosse elastiche, un po' bizzarre.
Quel giorno forse troppa carne, e una cicatrice per la persona
che giocava a togliergli l'osso dalla sua bocca.

Odalengo salutava con piacere quel suo cliente gioviale,
con la camminata un pò disarticolata, come il suo cane.

Parlava sempre nel suo dialetto veneto, convinto
che tutti lo capissero.

A Odalengo piacevano i dialetti.
E d'altra parte bastava saper leggere i segni del corpo
nello spazio, per capire.

Quella tensione del collo,e quel sorriso
che si sfrangeva come risacca degli occhi,
l'odore di avena tostata nei capelli..ah,
pensare a quando mangiava le pannocchie bollite,
col sapore di grano e terra e caldo, spesso, in bocca.

E d' altra parte si immagina il silenzio, Odalengo
non come un'assenza di suono.

No, anche la campana si ferma.

Ma l'onda elastica che rimane nei timpani, dopo.
Ecco, accogliere l'intervallo tra.. tra i suoni.
Un lungo respiro, e un pensiero
da mettere a fuoco:
la parola come un uccello
che sbatte le ali.

36.
martedì, 10 novembre 2009
36. the dark side of the moon

Nella valigetta verde ci sono anche oggetti più pesanti,
a cui Odalengo non ricorre volentieri, ma solo in casi speciali.

Ad esempio c'è la collana della nonna.
Una collana fatta di granati,
un rosso che si beve l'angoscia e la diluisce.

Odalengo ogni tanto se la passa tra le mani.

Ogni tanto, chiede a qualcuno di tenerla.
Come tenerla?

Si, gli dice, più o meno, guarda,
questa è una collana importante per me.
Sai, è un'eredità preziosa di mio nonna.

Sono stato molto legato a mia nonna,
mi ha cresciuto come una madre,
quando lei era sempre assente per lavoro.

E poi, in punto di morte, mi disse di conservare questa collana,
che era stata di sua madre, che mi avrebbe protetto dalle sventure
e mi avrebbe legato nella parte del cuore agli altri.

Allora, dopo questo discorso, Odalengo chiedeva
di tenergli la collana, che lui doveva assentarsi.
Se l'altro accettava, si prendeva cura della collana,
e un granato si aggiungeva nella mente di Odalengo.

Un altro legame acchiappa sventura,
che l'angoscia la beve e la diluisce.

Gli piaceva, quella collana amaranto, a Odalengo.
Non era importante, se lui da piccolo,
non aveva mai conosciuto nessuna nonna.


37
venerdì, 13 novembre 2009
Odalengo, nella sua vita, non ha mai avuto soldi bastanti.
Sempre penato, arrivare alla fine del mese.

SEntiva alcuni, che dicevano,eh..io sono senza soldi.
Ma poi, Odalengo scopriva che, comunque, avevano avuto
una casa o altro in eredità.

Odalengo, no. Proprio non aveva niente.
E nemmeno riusciva a mettere mai niente da parte.

Solo di una cosa, si rammaricava.
Di non aver capito quando suo padre
mise da parte i soldi del proprio funerale.
( Per non pesare sui figli, aveva detto)

Arrivò Rocco, anche lui non aveva niente
da parte.

Vide ODalengo pensieroso,incupito,
con la fronte piena di rughe.

" Ehilà., siamo in cantina, oggi?"
Mm, magari, Rocco, averci del barbera.."

Già, ma te oggi mi sembra che hai le paturnie,
o sbaglio? Di nuovo casini al mercato, Ody?

" No, Rocco, è che sono senza soldi,
non so bene come fare per finire il mese
con la benzina da comprare.
Forse ho sbagliato, abbiamo sbagliato
a vivere alla giornata, esposti
cosi a qualunque incidente."

" ma in un mondo cosi, dove tutto
ha per valore i soldi, se non avessimo
reagito sfuggendo le trappole che capivamo.
Non pensi, Odalengo, che non avevamo scelta ?'"

Forse si, Rocco, forse no..non so bene

Rocco rimane pensieroso lui, adesso
e pensa a quell'uomo somalo
del suo corso di italiano.
Rocco gli ha chiesto, L* , non hai paura
di prenderti l'influenza suina?

E lui, di risposta
" Se non vedi passare la malattia
che viene per, te..allora
niente paura "

38
mercoledì, 18 novembre 2009
Il grillo insisteva, nel chiamare la luna.
L'abbaiare solito del cane del vicino,
c'era già stato.
Odalengo leggeva, svogliatamente.

Chissà se anche stanotte il pizzaiolo
rumeno, rientrando a casa, l'avrebbe svegliato
provocando insonnia e nevrastenia.

Certo, un grillo nel giardino in città,
non s'era mai visto.E nemmeno quel corvo,
sempre lui, sui tetti dell'Oratorio.

Una gran chiesa, quella di fronte a lui.
Entrava decine di pulman con gite organizzate.
Perfino un teatro aperto alla cittadinanza.

Certo, non si trovava mai un posto macchina.
e tutti questi Suv che scaricavano figli per la scuola
privata dei preti...

Ma almeno, teneva lontano lo spaccio
dai giardini della zona, tutto quel movimento.

La lettera. Già, Odalengo si ricorda della lettera
piegata messa in tasca al mattino.
La apre, la legge.
Impallidisce, la richiude.
Esce di casa. Prende la macchina.
E comincia a pensare.
Chi cavolo è, questo signore e che vuole?
Come si chiama? Emiliano?
E chi lo conosce?
Deve parlarmi di fatti che mi riguardano?
E che ne sa, lui?
Fatti del 1973.
" Importanti, personali e riservati"
Così, c'era scritto.
Chiedeva un incontro per il sabato successivo.















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