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Io è un altro
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Concorso " COrto si puo' fare"
Un racconto in 1800 battute IO E' UN ALTRO
di
Lino Di Gianni
Ero dentro l’aula magna di Magistero, a Palazzo Nuovo di Torino.
Ero dentro un’assemblea, ho chiesto se veniva al cinema, davano “Alice’s Restaurant”. Io non posso, ma la mia amica sì.
Ero sul Po, insieme a lei, scarpe bianche, camicia a fiori.
Poi ero dentro una soffitta, in via San Donato, e si vedeva il campanile.
Ed era sabato, e c’era il corteo, contro 600 denunciati
a Torino e c’era il famoso questore Voria.
E quello sarà l’unico corteo mai partito,
caricato da fermi in piazza Vittorio.
E siamo scappati, a piedi, fino all’altro capo della città.
Lei aveva i capelli corti, i pantaloni di velluto, aveva dormito una notte sulle panchine sotto casa sua per sentirsi tra Sartre e De Andrè. Io leggevo Pavese, e Urlo di Allen Ginsberg e Proletari senza Rivoluzione. Sentivamo gli elicotteri, camminavamo.
E dopo un po’ ero dentro il cellulare della polizia, picchiato e arrestato insieme a lei e dopo un po’ eravamo in questura fino alla sera.
Sì, alla sera ci lasciarono andare, lei denunciata per resistenza e oltraggio. E ci trovammo dentro una paura che ci legò lo stomaco a un albero e per uscire cercammo la strada dentro le tane, per rinvenire le mappe e trovare le vene d’acqua.
E mi trovai dentro quella stessa soffitta, con lei e la febbre alta per il dopo aborto clandestino, i soldi raccolti a scuola con una colletta da una professoressa democratica, passai due estati per restituirli.
Finita la scuola lei andò a fare la baby sitter io mi iscrissi a un’organizzazione politica della sinistra extra-parlamentare.
Quando ci lasciammo, lei disse che non avrebbe voluto uscire dalla pancia della madre.
Io ero dentro al movimento degli studenti, degli operai.
Io ero dentro a Mirafiori. Io ero dentro alle classi dei bambini.
Io... è un altro.
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