Lino Di Gianni


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Scrocchiasse il cuore

Doriana

Scrocchiasse il cuore


Scrocchiasse il cuore - non spiegheranno le rime di carta.
Ardessero le tinte - negherò al pennello bocca di medusa.
Dimenticando l'abbraccio, un saluto - ridevi? -
Succede che mi stanco di esser femmina, bambina, brace cespugliosa, ibrido di desiderio
Di essere una - e due gambe, due braccia, un collo - semplice addizione di parti
Di essere pelle, piena, palpebra e pensiero - mi stanco
Di aspettare - fatico - di accettare, confidare.
Mi stanco dei miei piedi - mi pento.
Voglio un'appendice franante sapiente.

Domani mi sveglio in forma di cascata.
Scorro la scarpata, mi scarto alla roccia che incontro.
Sarà un attimo lo scroscio - rivolto, ritorto, sgraziato e perfetto
Ci stacco carezza violenta - dolcissima.
Poi l'attraverso - sferzo - la taglio, con distacco di lama, che pure incide.
Divarico la mia forza sul bianco, sul nero, così : slargata.
Impudica e mille, quante ne sa la materia e può - se vuole.

Sollevandosi in forma d'acqua, digradando accelerò.
Scoprì declinando. Svestì la terra - infranse.
Corse - fionda sulla pianura - cavalcando i campi, le ruote, il grano.
Fuggita dal lago - nel cerchio di boa distolse - dissero fosse un vortice di garriti.
Contro la superficie ramarro e ferma si schiantò - non smise.
Strappata la radice infetta - ciò che l'inverno ha lasciato
A lungo raccontarono " Ha piovuto: straripò sconcertante corrente".
Il letto del fiume la conteneva - solo un passaggio - in faccia ai vogatori che attendono la calma
Ammutoliti e pigri nel perdersi dell'ora, rimasero a guardare - e non ci fu parola.
Furono snudate le pinne dalle pietre - dai pesci nacque il seme.
E allora fu l'impeto, l'indugio - lontano - nuova stagione d'incenso e oro
Fino al mare che slabbra, addolcisce - placa - erige il cielo
Mentre le vecchie pregavano dagli scalini delle chiese, sotto la colonna di stalla, i rosari
La nenia dell'aborigena stremata, nella grotta - dall'incavo del monte.

Domani sarò nuvola che va.
Tu alzerai la fronte al cielo - stavi sulla scogliera -
Il tempo di sussurrare "Passa" - e passerò
Di specchiarti nel filtro di luce - nell'iride c'è il sole - gli occhiali non li avevi.
Credevi in un riflesso - le barche disegnano sogni coi remi sui fogli d'azzurro
Ma ti raccoglierò nel ricciolo di vapore - avvolto nello sbuffo spumato del gelso
Il tempo di rapirti un fiore - di toglierti il cappello, un dubbio.
Domani sarò solletico e catena - gelato di schiuma.
Fatti trovare pronto per il bagno - alle cinque.
Appuntamento al largo - porta il grammofono e Brahms
Ma non girare la manovella - potrebbe graffiarsi il disco
Potrei tornare donna - o goccia di ceralacca che secca.
Sciaborda tu, piuttosto - con l'unghia dell'inventare - un'onda.
Fu con nome di donna e di stagione - l'Amore.

Crederai d'avermi già visto - fu in un graffio d'argilla -
quando setacciavi l'acqua di ruggine - dai secchi

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